Non permettere a nessun editore di farti soffrire

 

 

Il blog si intitola Imparare a scrivere,  ma andrebbe bene anche Essere consapevoli. Oggi  tocco un punto spinoso: quanta sofferenza è implicita nello scrivere un libro e cercare di pubblicarlo.

Per molti l’avventura si conclude con un oceano di dolore.

Amico, amica, compagni di sventure una cosa è certa: dovete essere forti e non permettere a nessuno di farvi soffrire.

Come fare?

Primo: non proponetevi alle case editrici come se foste dei mendicanti. E cioè non insistete se non ricevete entro breve una risposta. Dopo l’invio del manoscritto e una telefonata nel giro di quindici giorni per accertare se l’hanno ricevuto, mettetevi il cuore in pace. A questo punto le possibilità sono due: attendere o spedire il romanzo ad altre case editrici. Propendo per la seconda scelta.

Soprattutto non tendete agguati al postino, non state dietro la porta di casa a origliare se la cassetta della posta cigola, non aggiratevi in soggiorno come un leone in gabbia, consultando le mail in modo frenetico. E smettete di inciampare nel gatto. I mici felici hanno padroni rilassati.

Secondo: vi suggerisco di considerare l’aver scritto una storia come un regalo che vi siete fatti. Il premio è già nell’ aver messo in moto la creatività. E se vi arriva un rifiuto, dovete pensare: “Non sapete quello che vi siete persi”. Proprio così.

Quanto alle modalità del rifiuto, nessuno può spiegare cosa ci sia dietro la fatidica frasetta in voga tra i redattori svogliati: “Romanzo non in linea con la nostra produzione editoriale”.

Forse bisognerebbe tradurre: “Becero scrittore, sparisci, sei un verme, uno zoticone che sbaglia i congiuntivi, un analfabeta, datti all’ippica!”

Oppure: “Misera creatura, non hai nemmeno un agente che ti rappresenti, chi sei tu? Chi ti conosce? Dove sono i tuoi amici?”

Oppure: “La casa editrice è sull’orlo del fallimento, pubblichiamo solo chi ci paga profumatamente”.

Ci sono anche altre possibilità…. il risultato, però, è sempre lo stesso: una grande sofferenza di fronte a un rifiuto.

In questo sbagliate. I rifiuti fanno crescere. Potenziano la vostra forza di sopportazione e vi fanno capire che la vita offre infinite opportunità a tutti.

Terzo: non fatevi impressionare dai rifiuti. Gettateveli alle spalle e proseguite spediti lungo il cammino.

Un mio allievo di un corso di scrittura creativa, dopo innumerevoli fallimenti con le case editrici, ha deciso di aprire un ristorante: un successo strepitoso. A natale regala i suoi libri, autoprodotti,  ai clienti affezionati.    E guadagna molto più di uno scrittore.

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Come foglie al vento

 

 

Non vi è mai successo di sentirvi trascinati in un vortice di impegni? E la sera, chiudendo gli occhi, avete pensato di aver perso solo tempo: una giornata inconcludente.

Agli scrittori capita spesso di provare questa deprimente sensazione. Quando si scrive, non si possono raggiungere molti compromessi, perché o si scrive o si fa altro. La passione per la scrittura costa un caro prezzo. Negli ultimi anni mi sono dedicata a una collana di libri per ragazzi pubblicata dalla casa editrice Ardea. Ero così contenta del mio lavoro che non mi sono curata della casa. Mi bastava avere da mangiare per me e per i mici.

Risultato: la sto pulendo da due mesi e sono esausta. Il disordine si è accumulato di giorno  in giorno, sui mobili si possono tracciare ghirigori  e i vetri sono sporchi da far paura.

Comunque, rifarei la stessa scelta. Pubblicare storie è un lavoro che implica una totale dedizione. Questo è il dato che voglio trasmettervi. Si combina poco se ci si dedica all’arte del narrare  in modo discontinuo. Mettersi al computer e lavorare tre ore una  settimana, dodici un’altra e di nuovo solo tre in  un’altra ancora porta a un sicuro fallimento.

Perché ci deve essere del metodo in quello che fate, anche se siete dei creativi.

Prima di iniziare ogni nuovo romanzo decido il numero di pagine, di capitoli, di scene e  il tempo necessario per completarlo. Ho una tabella da seguire. E’ il mio salvagente. Crolli il mondo, se sono cinque le cartelle da scrivere, saranno completate entro la notte.

Tip, ovvero consiglio magico

Non lasciatevi trascinare dal vento,  scegliete voi la direzione da seguire. La forza di volontà farà di voi un buon scrittore, consapevole che narrare è bello, ma anche molto faticoso.

Soprattutto evitate gli importuni. Quindi staccate il telefono o il  cellulare. Le mail sono meravigliose, perché vi consentono di comprenderne a fondo il significato.  Pochi istanti di lettura in  solitudine fanno da mediazione rispetto all’irrompere violento della realtà tramite le chiamate telefoniche.

Poi cercatevi un angolino tutto vostro dove scrivere. C’è un libro fantastico di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, che rivela come le donne siano state penalizzate, in quanto scrittrici, proprio perché non avevano un posto per scrivere.

A volte gli altri ci invadono, ci opprimono, ci sfruttano, fanno di noi dei robot… difendetevi! Una mente creativa permette di conquistare una profonda sicurezza.  Rimarrete saldi nella tempesta.

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Chi la racconta, questa storia?

 

 

“Io, la racconto” risponderete.  No, cari. Non siete voi che la narrate. O meglio, uno degli espedienti narrativi più diffusi tra gli scrittori è quello di creare un finto narratore: una voce che accompagna chi legge, nel labirinto della storia.

Lo si può realizzare in vari modi. In questo post mi occupo del narratore in prima persona.

In questo caso è il protagonista che  racconta le vicende.  Si tratta di una strategia fantastica. Il lettore entra nella mente del personaggio e ne condivide le emozioni.

Scrivo a volte romanzi per ragazzi e adoro la collana “Piccoli Brividi” di R.L. Stine. Dopo l’incredibile successo, decretato da milioni di adolescenti, molti hanno tentato di copiare lo scrittore americano. Con risultati negativi. Infatti, la magia di Stine è che lui riesce a pensare come un dodicenne. Al ragazzino-lettore sembra di incontrare un amico, una persona fidata con cui condividere un mondo di avventure.

Tip, ovvero consiglio magico

Dovete sapere tutto del personaggio-narratore: personalità, gusti, desideri e passioni. Come vostro alter ego, deve essere credibile. Costruitelo con tanti dettagli significativi in modo che il lettore lo “veda” agire, riflettere, lottare fino al traguardo finale.

Quando cercate di organizzare una storia, trovare una valida voce narrante è un passo obbligato. Un personaggio fiacco vi porterà in un vicolo cieco. Grande noia per il lettore.

La voce narrante deve essere potente e viva, come la realtà in cui siamo immersi.  In fin dei conti, quello che cercate di fare è ricreare la vita in tutte le sue sfaccettature.

 

Per saperne di più su come creare una efficace voce narrante: Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore.

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Uno scrittore  in cerca di una casa editrice invia mail a tutti i siti che trattano di libri.
“Ho scritto un romanzo” annuncia. “Voglio pubblicarlo.” Poi non fornisce altre indicazioni. Per lui conta solo il fatto di aver scritto quelle pagine: dà per scontato che verranno pubblicate.

Se volete vivere nell’illusione seguitene l’esempio.

Tip, ovvero consiglio magico
Quando si finisce di scrivere, inizia il lavoro più arduo. Bisogna rileggere, correggere, dare il giusto ritmo…

Ecco, costruire un ritmo fra le parole è un’ardua impresa.
Tutto è ritmo nella vita:il mio cuore batte, il sangue pulsa, la mente vibra. E attorno a me l’universo danza.

Come scrittore non posso dimenticarmene. Devo cogliere la magia, riprodurla.

Come fare?
Lavorare con gran rispetto del lettore è il primo passo.
Quindi non posso riempire una pagina di ripetizioni. Se trovate quindici era, erano o lo stesso termine cinque volte, questo significa che non avete lavorato abbastanza a livello di revisione.

Sono le ripetizioni che rovinano il ritmo. Ci vuole freschezza: scegliete parole lievi, da cui possano scaturire immagini vive. Non appesantite il testo con parole fiacche, imprecise. Inserireste delle note stonate.

Lo scrittore è come un musicista, un maestro del ritmo.

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Segreti per avere successo

 

 

In un precedente post ho indicato di non sottovalutare lo stile di un racconto o di un romanzo. Oggi vi rivelo una serie di segreti per scrivere bene.

Primo: dovete avere in mente un ipotetico lettore e scrivere per lui.

Se scrivete per riempire pagine e pagine di vostre riflessioni, mancate il bersaglio: a chi possono interessare le esperienze che avete avuto? Risultano interessanti solo se sono state davvero straordinarie e possono insegnare qualcosa a tutti.

Mi spiego meglio. Per scrivere come un professionista dovete fare un passo indietro. Voi siete importanti, ma il lettore lo  è ancor più.

Perciò, secondo consiglio, scrivete solo se avete qualcosa di importante da dire.

Terzo consiglio: come lo esprimete fa la differenza tra un falso scrittore e uno vero.

Alla categoria dei falsi scrittori appartiene la maggioranza di  quelli che si rivolgono alle case editrici a pagamento.

Incapaci di criticare la propria opera e rendersi  conto dello scarso valore letterario, per  uno sfrenato narcisismo, pagano per farsi pubblicare. E non si fermano qui. Si affannano in presentazioni dove una sparuta cerchia di amici è invitata a comprare robaccia. E ancora si affannano su facebook per farsi pubblicità, per taggare gli amici degli amici presentando brani orribili, per mesi, per anni. Qualcuno si fa fare persino un video.

Questo percorso non può portare che ad amare delusioni. Posso anche presentarmi come scrittrice, ma se scrivo robaccia, non avanzerò di un millimetro.

Perché robaccia? Perché tra un romanzo accettabile  e queste opere c’è un abisso. Bastano poche righe  per smascherare l’autore privo di professionalità.

Quarto consiglio. Sono le ripetizioni, l’uso errato dei vocaboli, la mancanza di precisione nelle descrizioni, i dialoghi vuoti, la sovrabbondanza di aggettivi, i pensieri contorti, la trama inconsistente… a far scoprire al lettore la totale mancanza di qualità.

Lo scrittore esordiente è talmente ingenuo da non capire che ci vuole “mestiere” per scrivere.

Faccio un esempio. Da diversi anni scrivo romanzi per la collana “Imparare leggendo della Cideb-De Agostini”. Per scrivere il primo, Il segreto del vecchio olmo,  ho impiegato quasi un anno. La collana è rivolta a chi vuole imparare l’italiano, quindi il linguaggio deve essere molto semplice.

Bene, non riuscivo a scrivere frasi facili e brevi. Non ero allenata e la cosa mi risultava difficile. Devo aver elaborato almeno sette versioni del romanzo, prima di riuscire a consegnare un buon testo alla casa editrice.

Lo scrittore vaglia ogni parola e sceglie il vocabolo, l’aggettivo, il verbo giusti nella mente prima di scriverli. Il principiante scrive di getto e non corregge quasi mai.

Quinto consiglio. I testi, prima di essere pubblicati, hanno bisogno di un accurato editing.

 

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Scrivere con il giusto stile

 

 

Ho lavorato come redattrice in diverse case editrici e molto spesso ho scelto i libri da pubblicare con il caporedattore e altri colleghi.

I testi scartati avevano tutti questo difetto: stile sbagliato.

Cosa era successo? Era avvenuto che chi sottoponeva al giudizio della redazione una fiaba usava un lessico da romanzo dell’Ottocento: periodi lunghi, tanti aggettivi, molte subordinate.

Sembra facile scrivere per bambini. Invece è la cosa più difficile.

Innanzitutto dovete decidere la fascia di età a cui vi rivolgete. Più i bambini sono piccoli, 6-8 anni, più c’è bisogno di illustrazioni a corredo del testo.

Tip, consiglio magico

Non avete speranza di successo, se non presentate all’editore un progetto che contempli anche ottime immagini. Se non siete in grado di fornire i disegni, siete nei guai. Lui sceglierà un autore-illustratore.

Però potete non scoraggiarvi e modificare il target: ragazzini dai 9 anni in su. Ecco che  a questo livello lo stile ha davvero molta importanza. Frasi brevi, pochi aggettivi, descrizioni corte, dialoghi efficaci sono i pilastri di un buon libro per ragazzi.

Ho curato tanti romanzi per le biblioteche scolastiche, dal Mago di Oz di Baum ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Carroll, a David Copperfield di Dickens… L’operazione che ho compiuto sul testo ottocentesco è stata quella di una riscrittura fedele. Ma ho tagliato le frasi lunghe e contorte, ho eliminato passaggi poco significativi, episodi ripetitivi, descrizioni inutili… ho ridotto di molto il testo rendendo la lettura più intrigante.

Nessun ragazzino riuscirebbe a leggere per intero un romanzo di Dickens. E nessun editore pubblica oggi romanzi con uno stile vecchio.

Secondo tip magico

Fate attenzione al genere letterario che scegliete e leggete molto in merito, prima di mettervi a scrivere. Se non indovinate lo stile, state posando il piede sull’orlo di un precipizio.

 

Letture consigliate: Il Mago di Oz, a cura di Daniela Folco, di F.L. Baum,  casa editrice Ardea; Alice nel Paese delle Meraviglie, a cura di Daniela Folco, di Lewis Carroll, casa editrice Ardea.

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