Soldi, fama, successo: le giuste tecniche

Con questo titolo mi piace fare il verso ai vari ebook che promettono mari e monti. Wow, potrei anche scrivere: la vita in pugno in 100 mosse!

Sarò sincera. Per la maggior parte di quelli che si mettono a scrivere, lo slogan diventa: delusione, rabbia e migliaia di esperienze negative.

Contro la rabbia e la delusione, dovute al continuo rifiuto delle case editrici, non c’è che un consiglio: dedicatevi ad altro con animo sereno.

Comunque, se proprio volete pubblicare, usate le piattaforme o i siti di selfpublishing.

Ci sono anche case editrici che pubblicano in digitale. In questo caso, non fatevi infinocchiare. Un libro o un racconto che appare senza un minimo di editing assieme ad altre opere di scarsissimo valore letterario, può davvero nuocervi. Infatti, nel campo dell’editoria tutti conoscono più o meno tutti: avere un libro con una casa editrice di infimo livello, peggio ancora se poi a pagamento, non è un asso nella manica.

Tip, ovvero consiglio magico

Solo la competenza nel campo della narrativa vi permetterà di poter sperare in un miracolo: cioè che a un redattore piaccia il vostro testo.

Io, come posso aiutarvi?
In primo luogo con tanta empatia e comprensione.
In secondo luogo fornendovi degli strumenti per scrivere meglio.

La tecnica del “conflitto”

In tutti i generi letterari il contrasto costituisce l’elemento portante della storia.
Il protagonista incontra molte difficoltà lungo il cammino. Lui non procede spedito: ostacoli di ogni genere gli complicano la vita.

Fate attenzione: senza problemi, non c’è storia. Quindi, è necessario programmare gli eventi avversi, che si scateneranno contro l’eroe o l’eroina della narrazione.

Tipologia degli ostacoli

1. ostacoli esterni
2. ostacoli interni

Per quanto concerne il punto uno, è molto facile immaginare vari problemi: un antagonista, cioè uno o più nemici che danno de filo da torcere al protagonista, una situazione a suo sfavore, incidenti di percorso come perdita del lavoro, divorzio, disgrazie di tutti i generi…

Il punto due, invece, risulta più arduo per uno scrittore alle prime armi. Infatti, il conflitto è interno al personaggio. Ad esempio, a una ragazza viene offerta un’ottima occasione di lavoro all’estero, ma lei non vuole lasciare la famiglia e il fidanzato… Non riesce a decidere, sbaglia mosse…
Un’altra eroina si accorge che sta per sposare l’uomo sbagliato, ma non riesce a interrompere la relazione. I mesi passano e la data fatidica del matrimonio si avvicina, mentre lei è sempre più consapevole di amare un altro…

Molti romanzi rosa si basano sui conflitti interni dei personaggi.

In conclusione: conflitto esterno o interno, non tralasciate di approfittare di questa straordinaria tecnica nelle vostre storie.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone.

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Passi verso il successo

Vi siete mai chiesti perché gli autori americani affollano gli scaffali delle librerie?
Semplice: dal 1922, anno in cui venne istituito il primo corso di creative writing, presso la facoltà di Inglese dell’Università dello Iowa, loro hanno trovato maestri eccezionali. Hanno trovato chi li potesse sostenere lungo il difficile percorso nei boschi narrativi.

Da noi solo da pochi decenni sono nate scuole di scrittura. E non sono certo per tutti. Come si fa infatti a pagare più di tremila o quattromila euro per il corso e sostenere anche le spese per il soggiorno? E chi si può permettere di abbandonare lavoro, mogli, mariti, figli, oppure genitori e fratelli per quello che sembra più una passione che una meta sicura?

E’ vero, ci sono anche corsi che nascono come funghi. Fra poco si farà scrittura creativa in palestra, fra una sessione e l’altra di pilates. Sì perché tutti, fiutato il guadagno, dall’oggi al domani, si improvvisano esperti di scrittura creativa. Laureandi in Lettere, insegnanti, bibliotecari, psicologi, correttori di bozze, factotum in casa editrice, scrittori che hanno pubblicato solo a pagamento, si danno alla caccia di probabili clienti.

Tip, ovvero consiglio magico

Nessuno può fare di voi un gufo, se siete nati semplici pulcini. Anche con Camilleri, che per fortuna non insegna scrittura creativa, al vostro fianco non riuscireste a creare le sue strepitose trame. Dovrebbe dettarvele… ma questa è un’altra cosa.

Però in narrativa si può imparare. Basta seguire delle semplici strategie:

1. organizzarsi un percorso di apprendimento;
2. scegliere le persone giuste.

Credo molto nella forza di volontà. Ci credo perché volere imparare è il primo passo per conquistarsi un valido bagaglio di conoscenze. Quando ho iniziato a lavorare in un’importante casa editrice, facevo la correttrice di bozze. Come laureata in Lingue e Letterature Moderne sapevo correggere l’inglese, ma non sapevo correggere le bozze. Bene, nessuno mi ha mai detto: “Si fa così e così…”. Per caso venivano lasciati dei fogli accanto alle bozze che dovevo visionare. Li studiavo con attenzione e memorizzavo i segni da usare. Ho sempre imparato spiando gli altri.

Ecco cosa vuol dire puntare sull’autoapprendimento: non lasciarsi sfuggire nessuna occasione per imparare.

Però è necessario mettersi in condizione di apprendere, cioè occorre incontrare qualcuno che ci insegni.

Torno ai docenti dei corsi di scrittura creativa, il secondo punto.
Pretendete che abbiano un titolo di studio a livello universitario. Controllate se hanno pubblicato testi sulla scrittura creativa con medie, grandi case editrici. Se non hanno questo background, lasciate perdere.

E non disperatevi se non li trovate nella vostra zona. Tanti scrittori affermati fanno corsi on line altrettanto validi. Anzi, il rapporto docente-autore esordiente si fa più stretto. Avrete la possibilità di ricevere un giudizio sicuro sui vostri racconti o romanzi. Potrete davvero migliorare.

Da anni seguo così molte persone e sono soddisfatta dell’esperimento.
Per chi volesse contattarmi: folcodani@gmail.com

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Flashback

Il termine “flash” in inglese significa lampo. Back può essere tradotto come “indietro”. Ci troviamo di fronte a un lampo all’indietro. Proprio così.

Non è un evento raro: basta chiudere gli occhi e pensare a qualche avvenimento del passato per dare consistenza a un flashback.

Questa strategia narrativa è molto utile a uno scrittore.

Lo sapete bene, il narratore non deve esporre ma è obbligato a mostrare. Altrimenti annoierebbe a morte il malcapitato lettore.

Immaginiamo di avere per le mani un romanzo rosa, è necessario raccontare il background familiare della protagonista. Guai se dicessimo: “Detestava la madre, una donna che trascorreva le giornate fra un negozio e l’altro in cerca di vestiti all’ultima moda. Lei indossava sempre jeans sbiaditi e magliette fuori misura”.

Allora come facciamo a fornire al lettore queste informazioni senza ricorrere alla descrizione? Semplice, inseriamo una scena con un flashback.

Guardava dalla finestra l’auto della madre allontanarsi fra i campi.
‘Va in città a fare acquisti’ immaginò.
All’improvviso si rivide a quattordici anni. Allora non sapeva difendersi…

“Elsa, vieni con me!” le diceva la mamma con un tono che non ammetteva repliche.
“Mamma, ho la ricerca per la scuola…”
“Non trovare scuse! Non hai un vestito decente e domenica arriva la zia…”
“Ho l’armadio zeppo di gonne e camicette.”
“Non le metti mai. Hai addosso solo quei terribili jeans e quelle orribili magliette. Sembri una vagabonda, non credere che ti permetterò di presentarti con quegli stracci addosso…”

Lo ricordava bene: era corsa in camera a piangere di rabbia.
Oggi aveva usato la sua forza: la madre era partita senza di lei.

Questo è un flashback molto corto perché il post non permette di dilungarsi. In narrativa, invece, si possono trovare flashback che occupano capitoli interi. In certi gialli e in molti film il flashback va dall’incipit alle pagine finali del libro o alle ultime battute della pellicola.

Sottolineo anche che il flashback è l’esatto contrario del foreshadowing.

Per saperne di più e per provare l’esperienza di un videoebook: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore. (li trovate su

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Foreshadowing

Ci sono delle tecniche narrative che possono aiutarvi a organizzare le vostre storie in modo originale. Il fattore “originalità” è cio che cercano gli editori.

Bisogna ammettere che scrivere un racconto o un romanzo non è un’impresa impossibile. Più o meno tutti ci riescono. Un minimo di base culturale, un minimo di letture alle spalle, una grande autostima: ecco, il gioco è fatto. E centinaia e centinaia di potenziali libri si accumulano sulle scrivanie dei redattori.

Quando occorre scegliere un manoscritto, una voce originale fa la differenza.

I temi sono sempre gli stessi, amore, gelosia avidità, invidia, lealtà, sacrificio, vendetta… insomma, tutte le miserie e i pregi umani trovano voce nelle pagine degli autori.

Ma lo scrittore esperto racconta gli avvenimenti in un modo particolare, tutto suo.

Avrete letto mille volte della perdita dei genitori, ma mai come nel racconto di Sandro Veronesi, Profezia.

Cosa ha di speciale questa storia?

Lo spiego subito: Veronesi costruisce la narrazione con un potente “foreshadowing”. In inglese il termine significa “anticipazione”. Bene, nell’incipit di Profezia una voce esterna annuncia allo scrittore che: “Io so chi sei, Alessandro Veronesi, conosco l’animo tuo, e ti dico che ti adopererai e ti industrierai affinché tuo padre non muoia in un letto d’ospedale, bensì, secondo le sue volontà, nel suo, nel cuore della sua dimora [...]“.

Il foreshadowing è dunque vedere il futuro. Di solito le storie guardano al passato: “Era una notte buia e tempestosa e…”
Usando il foreshadowing il lettore è invece proiettato, con un balzo in avanti, nel futuro: “Sarà una notte buia e tempestosa e…”

Se scrivete un romanzo rosa, potreste chiudere un capitolo con la protagonista che sogna a occhi aperti il giorno del suo matrimonio. “Al momento del ‘sì’ la mamma avrebbe pianto, ne era certa. Però ci sarebbero stati i fratelli e le sorelle a consolarla. Anche le zie si sarebbero commosse…”

In un giallo vi conviene usare questa strategia narrativa per aumentare la suspense. Per esempio, l’assassino potrebbe immaginare: “Sarebbe salito al quinto piano, per le scale. Non voleva incontrare nessuno, l’ascensore non era sicuro. Stringeva il calcio della pistola. Un lavoretto facile, facile… Già vedeva gli occhi sbarrati per la sorpresa e sentiva il suo grido, mentre crollava a terra.”

Tip, ovvero consiglio magico

Vi suggerisco di non scrivere un’intera storia incentrandola sul foreshadowing, come ha fatto Veronesi e lo scrittore americano Cheever, prima di lui. Non sarebbe più una novità e quindi la storia risulterebbe poco originale.

Usate questa tecnica con parsimonia, quando sentite che è adatta a costruire la scena che avete in mente.

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E se valutassi l’idea di darti all’ippica?

A volte mi sorge spontaneo questo pensiero rivolto a uno scrittore di cui ho appena letto il primo capitolo dell’ebook in promozione.

Come mai una così acuta insofferenza? Perché tanti, troppi scrivono davvero male. E’ come se non avessero mai letto un romanzo in vita loro. Oppure li hanno letti, li leggono, e non ne ricavano alcun insegnamento.

Vi fornisco delle chiavi per smascherare subito un pessimo scrittore.

L’autore pigro

Tipico del narratore che non ama lavorare sul suo originale è l’uso reiterato della congiunzione e. Immagini e pensieri si accumulano nella sua mente: lui li butta sulla pagina a caso, senza organizzarli.

Allora abbiamo frasi di questo tipo: “Sara sedette nella poltrona e si accese una sigaretta e mentre accendeva la tv il gatto le volò in grembo e lei non fece nulla per scacciarlo. La figlia gridò dall’altra stanza e lei si alzò per andare a vedere cosa succedeva e pensò che si sentiva molto stanca”. Un’esposizione davvero pedestre.

Scrivere narrativa non è elencare una serie di azioni unite da una semplice congiunzione. Così scrivono i bambini della primaria.

L’autore superficiale

In questo caso si tratta di una persona abbastanza immatura che crea il suo mondo narrativo in base a degli stereotipi. Quindi abbiamo l’investigatore che è sempre un “duro”, la bellissima che passa da un party all’altro, le ambientazioni da cartolina illustrata…

“Ma sono particolari che si trovano in molti libri” osservate. E’ vero, però gli autori di successo sanno dosare perfettamente l’elemento glamour con una visione profonda. Certi romanzi rosa reggono perché al lettore non vengono consegnati solo un universo fittizio, ma anche problemi con cui tutti noi ci confrontiamo.

Ciò fa la differenza fra un buon romanzo e una scopiazzatura di cliché consunti.

L’autore fuori di testa

A quest’ultimo non si può dire niente, perché non capirebbe. In media nei miei corsi di scrittura creativa me ne capitano uno o due. Si presentano con cinque o sei romanzi pubblicati dalle case editrici più sanguisughe che esistano: contratti del tipo se compri mille copie ti pubblichiamo… Dietro pagamento partecipano a presentazioni, si fanno fare recensioni, video promozionali. Insomma, spendono un patrimonio per poesie pietose o storie assurde. A questo punto la pietà non permette di dire nulla.

Come spiegare a chi non ha nemmeno le basi grammaticali per scrivere che il suo “capolavoro” non è un capolavoro?
Però una piccola rivincita c’è: guardare il malcapitato, che sempre è anche un terribile scocciatore, sorridergli e pensare: “E se valutassi l’idea di darti all’ippica?”

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Incipit inefficaci

Cosa direste se come titolo del post avessi scelto: Incipit da schifo?

Senz’altro avrei fatto una brutta impressione e qualcuno avrebbe deciso all’istante di non leggermi.

Ecco il primo errore in un incipit di una storia da non commettere:
- non bisogna tirare pugni allo stomaco del lettore.

Ieri ho scaricato molte anteprime da una piattaforma di ebook. Leggi, insomma, il primo capitolo e poi decidi se comprare il libro. Sono rimasta stupita dei tanti giudizi negativi che ho formulato.

Ad esempio, un giallo che aveva nella prima pagina espressioni tipo “avevo passato la giornata a inc…lare le mosche” mi ha lasciata allibita. Ma dico, per scrivere un giallo devo far parlare il mio detective come un diciassettenne ultravolgare?
Se ci fate caso i maestri del genere, come Raymond Chandler, mostrano dei tipi duri, ma sempre con la dovuta leggerezza.

La leggerezza è un obbligo per lo scrittore vincente. C’è un bellissimo libro di Italo Calvino, Lezioni americane, che illustra il tema con grande maestria.

Come può essere un incipit inefficace?

Oltre che confinare con la pura volgarità, un incipit può essere noioso.

Secondo errore da evitare:
- mai essere lenti, leziosi, descrittivi.

Lo scrittore che ingenera noia adora la tecnica dell’elencazione.

Ero stata appena assunta e dovevo occuparmi dell’ufficio reclami, delle mansioni di segretaria del grande capo, di smistare la posta ai vari uffici, di fare le fotocopie e di rispondere al telefono. Come nuova arrivata non conoscevo nessuno: qualcuno mi aveva fatto un cenno di saluto, ma i più avevano fatto finta di non vedermi, abbassando il capo sui computer, cliccando con il mouse, strizzando gli occhi per vedere meglio.

Molti scrittori esordienti scrivono così. Non filtrano quello che passa loro per la testa. Lo riportano, così come lo hanno pensato, sulla pagina.

Invece lo scrittore professionista la costruisce, la pagina. Perciò nel caso sopra riportato si accorgerebbe subito che due elenchi non creano movimento: acque stagnanti. Apro una piccola parentesi: quello che ci piace come lettori è la sensazione di flusso. Un fluire di parole e immagini che creiamo nella nostra mente, mentre leggiamo. Ci piace lo scorrere di un ruscello limpido.

Tip, ovvero consiglio magico

C’è una tecnica semplice per ottenere un “effetto ritmo” in un incipit efficace: variare gli inizi delle frasi e variare la lunghezza delle stesse. Periodi della stessa lunghezza ingenerano monotonia.

Ho trovato questa strategia narrativa in Pirandello, in Pavese, in Carver… e in tutti gli scrittori di successo.

Provo a migliorare l’esempio che vi ho fornito, utilizzandola.

Appena assunta, dovevo occuparmi dell’ufficio reclami. Come segretaria del grande capo, mi toccava smistare la posta ai vari uffici. Odiavo le fotocopie, ma per fortuna mi piaceva rispondere al telefono.
Non conoscevo nessuno. Certo, gli altri impiegati non si sprecavano in gentilezze: facevano finta di non vedermi, quando passavo. Qualcuno si chinava sul computer, dandosi le arie di chi ha molto da fare. Cliccavano con il mouse, strizzavano gli occhi, fingevano…

Va meglio, vero? C’è una ragazza alle prese con un ambiente ostile e sorge spontanea la domanda: cosa le succederà?

Vi faccio notare un altro trucco. Sono andata a capo quando è cambiato l’argomento. Dalle mansioni si passa alla descrizione delle relazioni tra impiegati. Si tratta di un buon espediente: il lettore ha bisogno di essere condotto per mano lungo tutta la narrazione.

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Creare i personaggi

La chiave del successo in un romanzo dipende da tre fattori:
- personaggi
- ambientazione
- trama

Avere creato dei personaggi particolari è indispensabile per un buon successo di vendite. Pensate alla storia della letteratura: da Ulisse di Omero, passando per Re Lear di Shakespeare, fino a Gregor Samsa di Kafka, il personaggio è eccezionale. Per questioni di spazio sono costretta a una tremenda sintesi.

Perché, come scrittori, abbiamo bisogno di figure straordinarie?

Perché è il lettore a chiedercele. Nessuno si interessa a questioni banali. La vita spesso è noiosa. Stai in angolino della Terra, “trafitto da un raggio di sole”, e non ti sposti da lì. Se c’è una cosa che i libri ti regalano, è proprio la possibilità di evadere. Un libro ti aiuta a sperare che le cose cambieranno… Soprattutto un romanzo ti fa credere che potresti essere tu l’eroe coraggioso che prende in mano la situazione e vince.

Combattere e possibilmente vincere: ecco un’ottima chiave per i vostri protagonisti. Oppure combattere e cadere sotto i colpi del destino: anche questo tema dà origine a caratteri sorprendenti. Il punto fondamentale è che i personaggi principali si distinguono in positivo o negativo dalla massa.

E soprattutto agiscono. Sono le loro azioni a spingere in avanti la storia. Le forniscono l’ossatura. Ecco perché è importante cogliere i nessi fra storia e personaggio.

Tip, ovvero consiglio magico

Se scrivete un romanzo, dovete aver deciso a priori a che genere letterario appartiene il vostro testo. Quando inventate un fantasy non potete fare a meno degli eroi tipici del genere. Inserire, invece, un drago che parla in un thriller renderebbe la storia inaccettabile.

“Ma come lo rappresento il personaggio?” chiederete.
Ci sono varie tecniche. Elenco le fondamentali:

- Tramite la descrizione costruita con dettagli relativi al fisico e all’abbigliamento.
Paul era un uomo attraente, con splendidi occhi azzurri e capelli brizzolati. Indossava un completo Armani di ottimo taglio.

- Mediante i gesti del personaggio.
Paul si sedette alla scrivania. Si passò una mano sulla fronte, sospirò e chiuse gli occhi abbandonandosi sulla poltrona.

- Attraverso il dialogo.
Paul urlò dalla scrivania nell’interfono: “Non passarmi nessuno! Per oggi, basta seccatori!”

- Con le riflessioni del personaggio.
‘Una donna interessante’ rifletté Paul. ‘Senz’altro una cliente difficile da accontentare…’

Cosa non fare

Evitate di spiegare invece che mostrare. Quindi cancellate paragrafi di questo tipo: Paul, un uomo con splendidi occhi azzurri e capelli brizzolati, indossava quel giorno un elegante completo Armani di ottimo taglio. Aveva incontrato vari clienti: dei veri seccatori e ora era stanco. Si appoggiò contro lo schienale della poltrona e chiuse gli occhi. Poi li riaprì per gridare alla segretaria di non passargli telefonate.
Un pezzo davvero noioso!

La tecnica vincente è far agire il personaggio, mostrarlo in azione. No a lunghe esposizioni, dove non succede niente.

Per saperne di più vi rimando a: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone. (Li trovate su Google)

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Correggere un testo

Ognuno scrive come vuole. Ma se volete diventare dei professionisti della scrittura, una cosa è certa: la fase della correzione del testo è importantissima. Anzi, vi dirò che già quando scrivo scelgo le parole che mi sembrano più adatte.
Vi fornisco un esempio su come non scrivere. Poi vedremo insieme gli errori da evitare.

“La viuzza si snodava per una landa desolata, irta di spinosi cespugli bianchicci, scheletrici, opalescenti, mossi dalle folate impetuose del vento…
Tergiversare si chiese, adombrando uno stento casolare a cui si dirigeva per sottrarsi alle folate impetuose.”

La prima cosa che bisogna fare è chiedersi per chi si scrive.
Scelgo tre casi: un libro per ragazzi; un giallo; un romanzo rosa.

Dunque, sono i termini sbagliati a minare il testo. Ad esempio, il primo che incontriamo “viuzza” non è appropriato rispetto al contesto in cui è inserito. Le viuzze, infatti, si trovano in un paese, in una città. Non certo in un paesaggio brullo.
Il testo è per ragazzi? Dubito che apprezzino l’espressione “landa desolata”. Sa tanto di romanzi dell’Ottocento. Per loro scriverò: Il sentiero era in un altopiano deserto…
Per un giallo trasformerò, invece, in: Un vento impetuoso spirava da nord e minacciava di piovere. Nessuno in vista in quel luogo abbandonato da Dio: quel sentiero era in una terra arida come il suo cuore, assetato di vendetta…
Per un romanzo rosa dipingerò la scena così: Avanzava lungo un sentiero battuto dal vento. Ma non si curava dei rami che le graffiavano il viso. Era troppo presa da quello che aveva appena saputo: lui sarebbe partito…

Passo ora ai cespugli bianchicci, scheletrici, opalescenti: davvero uno strazio!

Tip, ovvero consiglio magico.

In narrativa non si lavora per sovrabbondanza. Anzi la regola è il contrario. Basta un semplice dettaglio per creare un’immagine vivida. Volete fornire più elementi al lettore? Bene, fatelo, ma condensate il tutto in più frasi. Per un’ottima riuscita, basta esprimere un solo concetto in un’unica frase. Allora i cespugli diventano pieni di spine e si omettono gli aggettivi bianchicci e opalescenti.

Nell’ultima riga del brano, che ho inventato, c’è una domanda senza virgolette e il verbo tergiversare, di nuovo inadatto. Occorre modificare in:’(una sola virgoletta per i pensieri)Devo aspettare ancora?’ si chiese.
Quanto all’espressione “adombrando uno stento casolare”, anche qui l’errore consiste nella scelta sbagliata relativa allo stile: si tratta di termini antiquati, ormai fuori uso. Meglio: scorgendo un rudere. Poi ci sono le folate di vento, espressione ripetuta più volte. Questo è un errore banale, molto frequente: non ci devono essere ripetizioni in una pagina. Correggete o il lettore avrà l’impressione che siete uno scrittore pigro.

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Strategie: emergere dalla massa di autori in cerca di editore

Leggo in un blog per aspiranti scrittori: “Ho inviato il mio libro, mi hanno risposto entro pochi giorni che non erano interessati a pubblicarlo”.

Cosa è successo, secondo voi?
Ve lo dico io cosa è successo. Dopo tanti anni di lavoro come redattrice posso fornirvi una risposta sicura: il testo era così mal presentato da suscitare un immediato rifiuto.

Molti sostengono che la forma non è tutto. Si può essere d’accordo, ma quando si tratta di scegliere tra centinaia e centinaia di manoscritti, ha una notevole importanza.

Vi elenco gli errori da non commettere.
1. Il testo deve essere giustificato, corpo 12 o 14 (libri per bambini), Times, interlinea 1,5.
2. La pagina non deve superare le 2000 battute.
3. Non dimenticate di numerare le pagine.
4. Evitate troppe parole in maiuscolo o in neretto.

Soprattutto il testo va rivisto!

Quindi controllate:
1. I dialoghi (lineette alte o basse, punto dentro o fuori le lineette).
2. I tempi verbali (non potete passare dal presente al passato come se nulla fosse).
3. No a espressioni gergali o a termini volgari.
4. La voce narrante. Fare acrobazie stilistiche non vi porterà molto lontano: di solito un giallo è in terza persona onnisciente, oppure in una prima persona. Tentare altre vie è pericoloso. Se poi all’interno di uno stesso capitolo si cambia il punto di vista, questo è un grave errore. Il principio fondamentale è che il lettore non deve trovarsi in difficoltà perché costretto a chiedersi: “Ma chi è che racconta?”.
5. La punteggiatura. Non deve mancare e non deve essere eccessiva. Come fare per rivedere il testo a livello di punteggiatura?

Tip, ovvero consiglio magico

C’è un metodo pratico, molto facile. Basta leggere a voce alta la storia. Quando vi accorgete di fare una pausa, ecco, lì dovete inserire una virgola oppure un punto, se volete creare uno stacco netto. In caso di elenchi si usa il punto e virgola. I due punti, invece, sono utili a spiegare una situazione.

“Sono esausta: ho pulito i pavimenti, il bagno, la cucina e tutte le finestre…”

I puntini di sospensione sono sempre solo tre e servono per creare un senso di vaghezza.

In un prossimo post continuerò con i consigli per una valida revisione. C’è, comunque, un segreto per emergere dalla massa di autori in cerca di editore: avere una cultura di base.

Ho letto centinaia di manuali di scrittura creativa prima di proporre le mie storie alle case editrici. Conoscevo le tecniche e i segreti della narrativa e non ho sbagliato nel costruirle.
Non voglio imporvi i miei ebook, ma credo che davvero possano aiutarvi: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone. (Li trovate su Google)

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Cliffhanger

Il cliffhanger è un’altra tecnica narrativa molto utile. Letteralmente il termine significa “stare appeso a una roccia”. Proprio così. Alla fine di una scena o di un capitolo, il lettore sta in bilico su un precipizio: non sa cosa accadrà in seguito.

“Luisa correva lungo il vicolo. Ogni tanto si voltava e le sembrava che qualcuno l’inseguisse. Vide un portone aperto e vi si infilò. I passi si avvicinavano, si avvicinavano…”

Dall’esempio capite che è quasi impossibile smettere di leggere. “Luisa si salverà?” è spontaneo chiedersi.

Molti leggono un giallo in una sera perché i thriller sono pieni di cliffhanger. Ma in tutti i generi letterari ritroviamo questa strategia narrativa. Nella fiaba l’eroe affronta una lunga serie di prove dagli esiti incerti. La domanda è: ce la farà a sconfiggere il nemico?

Tip, ovvero consiglio magico
Sono le domande che portano avanti la storia. Quando costruite la trama del vostro romanzo, fate attenzione a inserirne almeno una per capitolo.

Il romanzo rosa offre ottimi esempi di cliffhanger.
Una struttura comune è la seguente: fin dall’inizio i due protagonisti, una donna e un uomo, incontrano problemi che sembrano insuperabili, prima di coronare il loro sogno d’amore. C’è sempre un ostacolo a dividerli. Il quesito che regge tutta la storia è: riusciranno i due a superare tutte le avversità?
In questo caso il cliffhanger, insito già nell’incipit, si protrae fino all’epilogo. Si tratta di una struttura portante della narrazione.

Se volete saperne di più riguardo questa ottima tecnica narrativa, vi rimando ai miei due ebook: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore e Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore. Anche il libro Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone offre molti consigli utili.

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