Scrivere per bambini 1

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Oggi affronto un argomento difficile: scrivere testi per bambini. L’impresa sembra facile, ma non lo è.
Focalizziamo l’attenzione sui principali fattori che rendono assai arduo produrre libri per piccini.
- i personaggi
- l’ambientazione
- la trama
- lo stile

Agli scrittori esordienti, che vogliono cimentarsi in questo genere di libri, il primo consiglio è: state con i bambini, spiate i vostri figli o gli alunni che avete in classe. Non iniziate a scrivere nemmeno una parola, se non siete riusciti a entrare nel loro magico mondo. E’ come con gli animali o le piante: chi non apre le misteriose porte della comunicazione rimane escluso. E vivere al di fuori di un universo non aiuta a essere in grado di rappresentarlo.

Comunque, non addoloratevi se, come me, non avete figli da osservare al microscopio. Dentro di voi c’è ancora il bambino che siete stati e lui si diverte molto a ricomparire all’improvviso, dopo tanti anni.

C’è una scrittrice meravigliosa, Bianca Pitzorno, che non ha avuto figli, eppure i libri che ha scritto sono riusciti a strappare sorrisi a milioni di piccoli lettori. Forse, nella stesura dei testi, una piccola Bianca le è stata alle spalle. Le ha suggerito personaggi e avventure.

Ricetta facile, facile
Quali sono i personaggi più adatti? Ecco, come autori, non dovete commettere l’errore di non avere bene in mente a quale fascia d’età vi indirizzate.

Se pensate a bambini dai 4 ai 6 anni, vanno bene le storie di pesciolini, tartarughe, animali della fattoria o della giungla, nuvole, fiori…
Dai 6 ai 9 la gamma può essere ampliata con personaggi umani, contadini, pescatori, taglialegna o quelli tratti dalle fiabe classiche. Quindi potete inventare re, principesse, streghe. I nuovi filoni narrativi offrono una marea di caratteri: dinosauri, maghi, mostri, vampiretti… Riservo a un altro post osservazioni riguardanti i libri per ragazzini dai 10 anni in su.

Quello che mi importa sottolineare è che dovete rendervi conto del particolare target cui vi rivolgete: bambini!

Tip, ovvero consiglio magico

Per scrivere per bambini dovete pensare come bambini. Non c’è niente da fare, o siete in grado di vivere la magia, o sarete sempre un pessimo scrittore di storie noiose.

Quando create un ambiente, è necessario che lo vediate con gli occhi di un piccino. Perciò ci sarà nelle vostre pagine il senso del mistero verso un mondo ancora sconosciuto. Soprattutto creerete eventi semplici, di facile comprensione. Li collegherete, costruendo così la trama, con rapporti immediati di causa ed effetto. Per esempio, lo scoiattolo sale su una roccia e vede…

Lo stile
Quali sono le storie per bambini che un editore scarterebbe di sicuro? Quelle in nessun modo commerciabili. I racconti che non rispettano le esigenze dei bambini: chiarezza, semplicità, originalità.

Invento un esempio di stile inappropriato.
C’era una volta, agli oscuri albori della nostra civiltà, un potente e grandissimo mago, eccellente nella scienza delle arti magiche, ai più sconosciuta, tanto che tutti lo veneravano e si chinavano fino a terra quando passava sulla sua carrozza tutta d’oro, trainata da quattro destrieri così focosi che se non ti spostavi ti venivano addosso.

Questa frase è lunga ben 3 righe! Quindi, primo trucco: bisogna scrivere frasi corte.

Nel paragrafo ci sono termini incomprensibili per un bambino: oscuri, albori, civiltà, eccellente, arti magiche, destriero, focoso… Secondo trucco: si devono usare vocaboli e aggettivi semplici.

Il bambino vuole subito “vedere” i personaggi in azione. A questo punto occorre riscrivere e trasformare:
C’era una volta un potente mago (eliminare la doppia aggettivazione, se gli aggettivi sono sinonimi).
Libro magico nella destra e bacchetta nella sinistra (devo pur far capire al lettore che si tratta di un mago), il grande vecchio saliva in carrozza, veloce come un lampo.
“Via!Via!” gridavano gli abitanti dei villaggi come vedevano la carrozza d’oro (elimino tutta, perché se è d’oro è tutta d’oro) e il mantello nero sollevarsi al vento. (Ho ancora creato delle immagini e inserito un dialogo. Si crea un forte legame quando una mamma legge una storia al figlio e mima le vocine dei personaggi. Regalate questi attimi di profonda intimità ai lettori). “Scappa, se non vuoi che ti travolgano!”

Come riuscire a conquistare il giusto stile? C’è solo un modo: leggere centinaia di libri per bambini. Quindi è necessario capire i rapporti tra immagine nella pagina e testo, rendersi conto che spesso a ogni pagina corrisponde una nuova azione del personaggio.

Per saperne di più: Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi.
Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore.

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Che sciagura!

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Ecco, penso proprio così: “Che sciagura!”. Con tanti anni alle spalle di lavoro come redattrice non posso che inorridire quando scarico ebook orribili.

Strano, ma la prima cosa di cui mi accorgo è la mancanza di cura redazionale.

Scrittori esordienti, di una cosa sono certa: non si può pubblicare un testo, se non si è scelto il corpo del carattere adatto. Per corpo si intendono le dimensioni del carattere. Un dodici va benissimo. Meglio 14 in un libro per bambini.
Poi, fattore importante, non dovete dimenticare di giustificarlo, questo testo.

Tutti i miei post vengono automaticamente giustificati. Cioè, se ponete un righello nel margine destro della pagina, noterete che le righe sono allineate, finiscono nello stesso punto.

Un testo a bandiera, invece, ha un andamento diverso:
una riga è più lunga di un’altra
e una successiva termina ancora in un altro modo.

Se non date l’ordine al computer: “giustifica”, il romanzo verrà pubblicato così, a bandiera. Chiaro come il sole, non fate una bella figura! Le vendite ne risentiranno, perché il lettore non è così incompetente da non notare la differenza tra un libro curato e uno abbandonato a se stesso.

Non riporto il titolo del libro che mi ha suscitato questi pensieri per non nuocere all’autore. Riferisco invece alcuni commenti per farvi capire come sia pericoloso agire d’impulso nel pubblicare testi. Si può infatti andare incontro a giudizi come questi:

Una sciocchezza, banale e noioso, ai limiti dell’assurdo. E pure male impaginato. Leggerlo è stato tempo sprecato.

Impaginazione orrenda. Ci sono anche dei refusi, cosa inaccettabile.

Almeno una rilettura per correggere gli errori di ortografia e grammatica… Indecente.

Raramente ho letto qualcosa di più mediocre.

Tip, ovvero consiglio magico

Commenti di questo tipo stroncano sul nascere una carriera letteraria. Bastava un attimo di riflessione, la consulenza di uno studio editoriale serio… per evitare il disastro. Purtroppo un solo giudizio negativo ne sbaraglia almeno venti positivi inviati dai vostri amici.

Poi, l’abitudine di regalare un estratto dell’ebook gioca a sfavore dell’autore incompetente.

Ieri ho trovato un ebook in cui i dialoghi risultavano in corsivo. Ma quando mai si usa il corsivo nelle battute di dialogo? Uno scrittore si può permettere di inventare nuove norme redazionali solo se è famoso…

Riassumo le regole che riguardano l’uso del corsivo, che si usa nei seguenti casi:
- titoli di libri
- titoli di opere teatrali
- titoli di canzoni
- titoli di quadri
- quando l’autore vuole sottolineare l’importanza di un elemento. Andrea prese la lettera, quella lettera (in corsivo)…
- nomi di navi, di alberghi, di musei

E il grassetto? Quando farne uso?
Non l’ho mai trovato in romanzi e racconti.

Le virgolette
Di norma gli editori preferiscono la lineetta (deve essere doppia, la si trova nel box “Simboli”. Evitate di usare la tastiera). In alternativa, potete usare le virgolette alte ” o quelle basse. Assolutamente non queste, della tastiera >> << (anche in questo caso bisogna andare nel box “Simboli” e scegliere quelle giuste). Per gli errori di ortografia vi rimando all’ebook Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore dove troverete una sezione dedicata agli errori più comuni. Po’, troncamento di poco, si scrive così e non pò; né, perché, trentatré… richiedono questo accento… Lo trovate su Google cliccando il titolo del libro o il mio nome… Buona lettura! Invece per riacquistare la serenità, dopo un brutto libro, vi consiglio la Bibbia dei Maya: Popol Vuh, il libro sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.

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Ma vogliamo levarle le d eufoniche?

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Cosa sono le d eufoniche? Qualche dolcetto schifoso, secco e a pezzetti, che rovina il banco del pasticciere?
In un certo senso sì, sono elementi che parlano di voi come autori. Non essersi accorti che da una vita i redattori delle più importanti case editrici le eliminano dai testi non torna a vostro favore. Offrite al lettore un testo pieno di imperfezioni.

Se volete guadagnare con i vostri libri, dovete presentarvi come dei professionisti. E i professionisti adottano questa regola: le d eufoniche in ad, ed, vengono mantenute solo davanti a parole che iniziano con la stessa vocale.

Esempi: vado ad Alessandria, ad Acqui, ad Albenga, ad Ancona… Vado a Otranto, a Orvieto, a Imola.
E arrivò il tempo delle gite… Ed espresse il suo parere…

Secondo punto: ma vogliamo scrivere storie che abbiano qualcosa da dire?

Sono colpita dalla miriade di autori che si autopubblicano. Visto che circolano in rete molti ebook gratuiti, ogni giorno ne scarico da internet parecchi.

“Sarà vero che le case editrici non promuovono più esordienti di talento?” mi chiedo. Mi piacerebbe trovare la conferma.

Invece finora non l’ho trovata. No, le storie che leggo sono deboli. In sintesi i maggiori difetti sono:

- stile inadeguato (ripetizioni, frasi lunghe e contorte, aggettivazione eccessiva, uso errato di vocaboli, scrittura monotona…)
- incipit lenti in cui non viene annunciato il tema della storia e il problema con cui il protagonista deve confrontarsi
- personaggi costruiti solo superficialmente
- parecchi racconti risultano davvero angoscianti, senza che subentri il meccanismo della catarsi (cioè, tramite le vicende narrate, viene consentito al lettore di raggiungere un livello di maggiore consapevolezza e serenità)
- molte, troppe sono superficiali, non suscitano emozioni, non regalano nulla e non comunicano affatto qualcosa d’importante.

Tip, ovvero consiglio magico

Se constatate che le vendite sono scarse, nonostante un immenso sforzo di autopromozione, dovete lavorare sodo per migliorare le storie. Se non potete iscrivervi a corsi di scrittura creativa, puntate sulle vostre forze. Vi consiglio di acquistare ad esempio i racconti di Raymond Carver, sia nella versione della Minimum Fax, sia in quella dell’Einaudi.

Evento raro nella storia della letteratura, i libri, con gli stessi racconti scritti da Carver e rivisti dal suo editor Gordon Lysh in un caso e senza alcuna revisione da parte del redattore nell’altro, vi insegneranno a tagliare frasi, correggere paragrafi… e rendervi conto che dietro il successo di un libro c’è sempre un grande lavoro editoriale.

La moglie di Carver ha sempre sostenuto che Lysh aveva operato in modo inadeguato nei confronti dei testi del marito. Non sono d’accordo. Lynch è stato un meraviglioso redattore che ha inventato uno stile inconfondibile. Certo quelle storie erano importanti perché riportavano le vicende di milioni e milioni di americani. Il contenuto è dunque fondamentale in un testo, ma anche la forma ne può decretare il successo o l’insuccesso.

Se non volete leggere, ma imparate soprattutto ascoltando vi suggerisco il mio audioebook, un manuale davvero semplice di scrittura creativa: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore.

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Scrivere dialoghi: la sticomitia

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Leggo in internet molti racconti. Lo scopo è quello di coglierne i difetti per aiutare i narratori esordienti a migliorare. Se c’è un punto che risulta difficile agli scrittori alle prima armi, questo è rappresentato proprio dai dialoghi.

In sintesi, la situazione è:

- uso scarsissimo o inesistente del dialogo
- dialoghi che suonano falsi
- pochissimi autori usano la sticomitia

Andiamo per ordine. A quelli che non si rendono conto che un racconto si costruisce con la descrizione, l’azione e il dialogo, suggerisco di non dimenticare l’ultimo elemento. Una fiaba, una storia breve non possono reggersi in piedi senza battute di dialogo.

Quando un dialogo suona falso? Quando le parole messe in bocca al personaggio non sono coerenti con quello che è.
Cosa direste, se facessi dire a una docente universitaria: “Ehmbé vado dal rettore e gli spiattello la rava e la fava, ché come me non c’è sta nessuno capace de intortarlo per benino…”?

Un altro modo per costruire dialoghi mal scritti è quello di proporre al lettore frasi in contrasto con i personaggi.

Esempio di un dialogo tra due studenti.

“Ma, no! Anche domani la scuola rimarrà chiusa!?”
“Sì, forse almeno per una settimana.”
“Oh Dio! Quanto mi spiace! Perderò le lezioni di matematica e il compito in classe di Greco… mi viene da piangere.”

Tip, ovvero consiglio magico

Un dialogo efficace ha queste caratteristiche:

- serve a presentare la personalità del personaggio. Il lettore conosce il personaggio tramite le frasi che questi pronuncia;
- è utile per dare al lettore una sintesi di vari avvenimenti. Supponiamo che lo scrittore voglia far sapere al lettore notizie rilevanti. Ecco, la migliore strategia narrativa è farle raccontare dal personaggio;
- risulta efficace quando manda avanti l’azione. Cioè i personaggi reagiscono alle parole dette, soprattutto al tono con cui vengono pronunciate.

Volete creare una lite tra protagonista e antagonista, il personaggio ostile all’eroe della storia? Se scegliete il dialogo, non sbaglierete strategia. E se usate la sticomitia, otterrete il massimo dalla vostra creatività.

Cos’è la sticomitia? Si tratta di un dialogo a botta e risposta. Shakespeare, Goldoni e i più celebri drammaturghi l’hanno impiegata spesso nelle loro opere.

Bisogna puntare soprattutto sul ritmo. Frasi corte e ripetizioni di vocaboli, un crescendo di esasperazione fino a un punto culminante, sono gli ingredienti principali.

Esempio. Situazione: due ragazzine sono innamorate dello stesso ragazzo.

“Hai visto Walter?”
“Sì, l’ho visto, perché?”
“Perché non vorrei ti facessi troppe illusioni….”
“Ah, sì!?”
“Siii!”
“Come, sì? Cosa c’entrano le illusioni?”
“Le illusioni se le fanno quelli che hanno poco cervello, hai la testa così vuota, tu.”
“Mai quanto la tua! Hai bisogno di fosforo!”
“No, sei tu che ne hai bisogno. Walter è innamorato di me, non l’hai ancora capito?”
“Ma quando mai? Non vedi che come lo incontri si volta dall’altra parte per non vomitare!”
Le ragazze si tirano schiaffi e calci. I compagni accorrono per dividerle.

Non dimenticate che nelle storie ogni azione dei personaggi crea una reazione.
“Le parole sono pietre” è il titolo di un famoso romanzo di Carlo Levi. Proprio vero. Non è necessario che lo scrittore spinga i personaggi all’azione fisica, basta che li faccia parlare. E anche nel mondo reale succede la stessa cosa. Chi non inserisce dialoghi nelle storie, le rende monche.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone.

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Strategie narrative per concludere un capitolo, il crescendo

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In altri post ho già accennato alla trama, che è la struttura portante della storia. Ho parlato anche della fase preliminare, cioè di tutte le ricerche necessarie prima di mettersi a scrivere.

Ora ipotizzo che abbiate steso una scaletta, capitolo per capitolo, di tutte le scene. Quindi avete in mente non solo le scene, ma anche gli obiettivi di ognuna.

Cosa vuol dire il termine “obiettivo” riferito a una scena? Significa che siete consapevoli di cosa porta alla storia quella scena.

Caliamoci in un romanzo rosa, un genere che, con il giallo, sembra conquistare molti lettori. I punti nodali sono:

- presentazione della protagonista e degli altri personaggi in gioco
- delineazione dell’ambiente
- indicazione del problema da affrontare
- evento scatenante che mette in moto la storia
- altre vicende
- elementi che permettono allo scrittore di catturare l’attenzione del lettore: intrighi, equivoci, litigi, falsi amici, azioni degli antagonisti, incontri, scene di passione, fatti inaspettati, vendette, fughe, allontanamento, rapimenti, aiuti, colpi di scena, agnizioni, riconoscimenti, lotta, vittoria contro l’antagonista, coronamento del sogno d’amore, nozze…

E’ abbastanza per riempire duecento cartelle. Però bisogna distinguere bene: ogni piccola unità di misura del romanzo, la scena, appunto, ha uno scopo specifico. Nel primo capitolo, per esempio, avrò una serie di scene che servono a presentare i personaggi. Si tratta di miniature che creano l’atmosfera. Nei capitoli successivi le scene esprimeranno gli elementi che ho elencato sopra. In fase di rilettura occorre eliminare quelle che risultano irrilevanti ai fini della trama. Non dimenticatelo!

Tip, ovvero consiglio magico

Non siate prolissi all’inizio della storia, cioè non abbondate nelle descrizioni. Soprattutto fornite al lettore un cenno delle possibili disavventure della protagonista. Lo dovete fare perché le scene iniziali servono per introdurre i personaggi, farli muovere su uno sfondo preciso e gettare i semi per lo sviluppo della storia.

E qui giunge il tema che mi sta a cuore. Come si fa a chiudere un capitolo al meglio?
La strategia narrativa più efficace è il crescendo.

In questi giorni sto rileggendo Le mille e una notte. Trovo meravigliosi questi racconti. Inoltre, scopro che gli insegnanti di scrittura creativa non hanno inventato proprio nulla: il foreshadowing, il flashback, il calando, il crescendo, l’effetto sorpresa… sono tecniche narrative antichissime.

L’astutissima Shahrazàd racconterà al sultano storie straordinarie, incastonate l’una nell’altra, per mille e una notte.

Grazie alla sua bravura di tessitrice di storie, riuscirà a salvare se stessa e tantissime altre donne.

Bene, sapete qual è il suo segreto? Il crescendo, la tecnica in grado di aiutare qualsiasi scrittore in difficoltà.

La bella principessa crea una grande aspettativa nell’ascoltatore, ma non esaudisce il suo desiderio di conoscere la fine della storia. Infatti, la interrompe in un punto culminante. Il sultano le salva la vita e aspetta ancora un giorno prima di farla decapitare. Ciò accade più e più volte… finché il sultano non si innamorerà e deciderà di sposarla.

Se usate il crescendo, il vostro lettore passerà senz’altro al nuovo capitolo e vi darà ancora una chance perché lo intratteniate piacevolmente.

Mi adeguo e vi lascio con un crescendo.

“Da quando scrivo libri, la mia vita è diventata migliore. Io sono migliore. Mi alzo al mattino e il sole sorride. Sento che i gabbiani lanciano richiami gioiosi. Il carrubo mormora un dolce saluto. Sì, anche oggi avrò dei doni speciali, come ieri quando il postino ha suonato e…”

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone.

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Tonnellate di jeans e nesun insulto

Fantastico! Voglio vedere se qualcuno riesce a scovare questo post. A dire il vero sono stanca di consigli come: “Fai un buon marketing per i tuoi libri!; Posizionati di qui, di là…; usa i social network per vendere ebook; promuoviti, datti da fare…”

Sono una scrittrice pigra. Sono una persona lenta, che ama assaporare i momenti della propria giornata. E soprattutto odio mettermi in mostra. Detesto dare spintonate tra la folla. L’ideologia dell’”Accendi l’autostima e vai!” mi fa orrore.

Evito come la peste gli arrivisti, che sarebbero in grado persino di camminare sui carboni ardenti pur di raggiungere il loro obiettivo. Tutti disperatamente alla ricerca del successo. Ma il successo è già qui, dietro l’angolo, se sei riuscito a passare una giornata serena e sei contento di quel poco o quel tanto che hai fatto. Vendere libri o non venderli non cambia nemmeno un granello di quello che sei, perché i soldi sono solo un’entità superflua, rispetto a quel sé profondo celato nel tuo animo.

I jeans, cosa c’entrano?

I jeans esprimono un mondo. L’universo, appunto, di chi vuol vendere a tutti i costi.

Tra i tanti post che ho scritto ne esiste uno, intitolato Editori e Contratti, che attira come miele i mercanti più vari. In prevalenza si tratta di venditori di jeans a poco prezzo. Cheap? Pensano forse che chi si interessa di libri sia così povero da potersi permettere solo jeans frusti, dalle cerniere miserrime e bottoni in grado di fare un triplo salto mortale prima di cadere in un tombino?

Tonnellate di mail, dunque, giungono come commento al post. Solo a quello. Perché mai? Cosa nascondono le parole “editori” e “contratti” da assicurare che la categoria degli editori e quella degli altri, che siglano contratti con questi ultimi, siano alla disperata ricerca di jeans a poco prezzo?

Non riesco proprio a risolvere il dubbio. Io, come esemplare della categoria “scrittori”, non consumo quantità enormi di jeans. Gli editori che conosco, li ho sempre visti in normali completi: pantaloni, giacca e cravatta.

Mah, per fortuna ogni tanto qualcuno, fra questi venditori, mi scrive che gli piacciono i miei post. Questi non li relego nella casella “spam”. Se fossi molto ricca ordinerei cinquanta jeans solo per ringraziarli delle gentili parole.

Tip, ovvero consiglio magico

Navigo in internet e faccio degli strani incontri. Mi è capitato di scoprire un blog su libri e scrittori, zeppo di commenti negativi. Il più simpatico si limitava a chiedere all’amministratore se era in grado di far funzionare il cervello.

Questo è un punto importante. Quando scrivete e mandate sul web i vostri pensieri, dovete sempre ricordare che vi rivolgete a un pubblico. E dovete rispettare gli altri.

Per esempio, anche se non amo il fantasy non posso gridare ai quattro venti che tutti i romanzi fantasy dovrebbero servire come carta igienica… No, non si può fare. Ci sono milioni di persone che adorano questo genere letterario, chi sono io per sparare sentenze?

Lo stesso principio non vale solo per i blog, ma soprattutto per i romanzi. Non potete permettere che qualcuno si riconosca nei vostri personaggi.

A questo proposito, mi ricordo un intervento di una scrittrice australiana durante il Women’s Fiction Festival di Matera. Si lamentava che nel suo romanzo appena pubblicato la madre apparisse come una figura molto negativa, spregevole. Voleva adire le vie legali per riprendersi il libro. Tutti le hanno consigliato di usare maggior prudenza nei prossimi romanzi.

Questi sono incidenti di percorso da evitare. Bastava una rilettura prima di consegnare l’originale all’editore per non rovinarsi la carriera o litigare con la madre.

Le parole sono sacre e bisogna usarle al meglio.

Spero che sul mio blog continuino ad arrivare jeans, nike, borse costose e quant’altro… ma nessun insulto.

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Lavoro, soldi, successo

La prima parola del titolo di questo post è lavoro. Da scrittrice, sottolineo che il successo del vostro libro dipende in buona parte da tale elemento.

Quanto siete disposti a lavorarci sopra? Quanto farete per dare il meglio? Quante ore spenderete nel prepararlo e migliorarlo?

Gli scrittori non professionisti non sospettano che prima di mettersi a scrivere un romanzo c’è una fase preparatoria che richiede grande energia.

Esempio pratico

Decido di scrivere un romanzo rosa ambientato in un’epoca passata. Immaginiamo la Spagna del 1700. La scelta implica un enorme lavoro:

- acquisizione di dati storici, geografici, inerenti l’architettura, la politica, la religione dell’epoca
- conoscenze relative ai costumi, alle consuetudini sociali, ai rapporti uomo/donna.

Non basta infatti specificare: “La contessa Miralba De Cespisa abitava in un castello a Siviglia”.
Troppo facile. Lo scrittore deve fornire un quadro preciso dell’ambientazione. Quindi in una scena delineerà i bastioni, le feritoie, il ponte levatoio, i soldati con le alabarde e la corazza… tutto l’armamentario che serve a far capire al lettore che la vicenda si svolge nel settecento. Poi ci sono i vestiti fatti di broccati preziosi, le gorgiere, gli inchini e il modo di parlare dei personaggi. Nei dialoghi, questi ultimi si danno del voi e usano frasi molto lontane dalla nostra quotidianità.

Non si può scrivere nulla riguardo a un periodo storico, se non lo si conosce in profondità. Lo stesso vale per i luoghi.
Solo mesi e mesi di ricerche e consultazioni di libri e siti in internet vi permetteranno di raggiungere l’obiettivo.

Tip, ovvero consiglio magico

Se non riuscite a visualizzare un luogo o un personaggio, cambiateli. Avete bisogno che il vostro inconscio vi parli, che vi trasmetta emozioni, che regalerete ai lettori.

Quando ho steso la scaletta per Baci da Venezia, poi pubblicato dalla Cideb-DeAgostini, ho fatto leva sui miei ricordi relativi a un breve soggiorno. Breve, ma vero. Avevo quindi in mente lo sciacquio in laguna, i riflessi della luna sulle finestre dei grandi palazzi nel Canal Grande, i tavolini in Piazza San Marco…

Conoscevo bene la mia protagonista e tutti gli altri personaggi, costruiti con tanti brandelli di ricordi: l’incontro casuale con un pittore, un antiquario, un’arrampicatrice sociale e altri mille volti…

Venezia, comunque, mi era rimasta nel cuore e farla rivivere in una storia ha significato molto per me.
Ogni luogo ha una sua anima speciale e lo scrittore la rapisce per un attimo.

Per utilizzarli al meglio, dovete amarli i vostri luoghi. Non dimenticatelo.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore (li trovate nelle versioni ebook, audioebook e videoebook); Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone.

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Scrivere un bestseller

Tutti hanno un sogno nel cassetto. Se è improbabile diventare dei Ronaldo, non è così arduo avere successo come scrittori. Il mondo è pieno di bravi scrittori commerciali.

Fate attenzione al termine “commerciale”. C’è un abisso fra Hemingway, Pavese, Carver e i mille autori che scalano le classifiche dei bestseller.

La differenza è nella profondità di visione, unita a una miriade di sfaccettature che rende un libro un capolavoro letterario.

I miei consigli sono indirizzati a chi vuole costruire un buon prodotto commerciale, perché il talento non si può insegnare. Lo si ha in dono.

Tip, ovvero consiglio magico

Se volete avere successo come scrittori, inventate una trama solida.

Agli inizi della mia carriera come scrittrice, ho trovato un’agenzia che si occupava di fotoromanzi. Bisognava consegnare 4-5 cartelle con il soggetto, appunto, di un fotoromanzo. I migliori venivano approvati e pagati. Ricordo le parole della proprietaria: “Ricordati che devono succedere molte cose…”

E’ vero: incidenti di percorso, disavventure, problemi, eventi inaspettati, sono i bulloni della storia. Tengono insieme il tessuto narrativo.

C’è un metodo empirico per costruire una buona trama.

1. decidete i contenuti del romanzo (tema, personaggi, ambientazione, incipit, sviluppo, punti culminanti, finale)
2. scegliete il numero dei capitoli e il numero delle pagine
3. costruite una scaletta per ogni capitolo
(Esempio di scaletta. Capitolo 1: a) Susan incontra a una festa una vecchia amica; b) Susan soffre perché non ha una famiglia…;c) Mark, il fratello di Susan le presenta un compagno di università; d) Susan rimane affascinata, ma…

Dallo schema che ho indicato, si capisce che ho immaginato la trama di un romanzo rosa. E’ chiaro che Susan e Mark coroneranno il loro sogno d’amore, dopo duecento cartelle. Ma prima, capitolo dopo capitolo, avrò inventato un centinaio di scene che faranno rimanere le lettrici con il fiato sospeso. Sottolineo che ogni punto elencato nella scaletta costituisce una scena a parte.

Se so giocare bene le mie carte, l’amore tra Susan e Mark verrà ostacolato in tutti i modi. Prendete ispirazione dalle soap opera. I personaggi vengono travolti da tragedie di tutti i tipi: perdita di denaro, imprigionamento, ricovero in ospedale, lutti, divorzi, lotte con acerrimi nemici, incomprensioni, tradimenti…

Le storie rincorrono la vita. Al lettore piace specchiarsi nei racconti.

Per scrivere un bestseller, è importante dare vita a un reale “magico”, a una dimensione speciale. Solo la cura dei particolari e una pianificazione dettagliata di tutto il libro vi garantiranno un buon risultato, non dimenticatelo!

Per saperne di più vi consiglio gli ebook: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore.

Esiste anche la versione audioebook e videoebook. Basta cercarli su Google.

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