Gestire la trama

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Per uno scrittore imparare a scrivere è un processo lento. Somiglia al dispendio di energie del musicista che affina la sua arte. Se mi mettessi a suonare il piano, ne ricaverei solo suoni stonati: nessuno mi ha mai insegnato a suonare, né tantomeno a leggere le note.

Come scrittori bisogna essere consapevoli che non basta digitare parole a caso sul computer. Non bastano i libri letti, occorre proprio essere consapevoli di quello che si fa. Il testo va progettato secondo precise regole, altrimenti non funziona.

Tip, ovvero consiglio magico

Potete far naufragare un libro con uno stile vecchio. Ma potete decretarne l’insuccesso soprattutto con una trama non curata.

Ecco i principali passi per organizzarla al meglio:
1. Scegliere i personaggi.
2. Scegliere l’ambientazione.
3. Scegliere il tema.
4. Dividere il testo in capitoli.
5. Inserire in ogni capitolo le scene adatte.
6. Elencare i colpi di scena.
7. Decidere se usare trame parallele.
8. Scegliere le tecniche narrative.
9. Individuare i punti culminanti.
10. Organizzare il finale.

Fare il redattore aiuta molto a diventare un buon scrittore. Qualche anno come correttore di bozze affina, poi, l’amore per la precisione e l’approccio artigianale al testo.

Se c’è una cosa di cui ha bisogno uno scrittore, è la capacità di autocorreggersi: una questione di sensibilità. Sfato un mito. La bravura di un romanziere non è tanto quella di saper scrivere ma quella di saper riscrivere.

Ho migliorato la capacità di creare storie per un caso fortuito. Mi è stata data la possibilità di lavorare per la casa editrice Cideb (poi inglobata dalla De Agostini).

Si trattava di scrivere letture graduate per stranieri che volevano imparare l’italiano. A prima vista inventare un giallo sembrava un gioco da ragazzi. Invece il primo libro, Il segreto del vecchio olmo, mi è costato un anno di riscritture.

Il problema era che non riuscivo a scrivere in modo semplice. Inventavo frasi complicate, con parole non appartenenti all’italiano di base. Insomma, un disastro. C’erano, inoltre, nel mio testo immagini che gli stranieri non avrebbero mai capito… La redattrice telefonava e ingiungeva di cambiare, cambiare e ancora cambiare. Più volte sono stata tentata di dire: “Non posso fare più di così…”.

Come un maratoneta, lo scrittore deve imparare a soffrire. Il percorso è lungo, mai arrendersi!

Ripenso all’ultimo libro, pubblicato in questi giorni, Mistero a Roma.

Ho creato la trama in quindici giorni valutando ogni minimo dettaglio. L’ordine era: “Scriva un giallo ambientato a Roma, città tanto amata dai turisti…”

Roma, monumenti, luoghi, famosi: i primi elementi della storia sono nati per associazione di idee. Quindi ho trovato l’investigatore, la donna del suo cuore, gli antagonisti, una banda di ladri, l’assassino e la vittima, altre figure secondarie.

Per l’ambientazione mi sono avvalsa dei miei ricordi della città eterna e di varie ricerche nel web. Facile stilare l’elenco dei siti più importanti: Piazza di Spagna, Trinità dei Monti, il Colosseo, i Fori Imperiali, la via Appia antica…

Ho rispettato le regole fondamentali di una buona storia, cioè mostrare l’evoluzione del protagonista, sviluppare il tema, creare suspense, tanta azione e parecchi punti di svolta.

Perché cito questo mio libro? Perché per le sue caratteristiche è una storia speciale. I personaggi non possono riflettere più di tanto, la voce dello scrittore proprio non si sente, le emozioni si attualizzano in gesti.

Davanti agli occhi del lettore si dipana lo scheletro di una narrazione, una semplice trama. Le letture graduate per stranieri sono proprio ridotte all’osso. Bene, per chi cerca esempi di trame sono perfette. Leggerle con senso critico aiuta a capire come movimentare i capitoli, quali incidenti escogitare, come passare da una scena all’altra e mille altri espedienti narrativi. Buona lettura!

Per saperne di più: Il segreto del vecchio olmo, Daniela Folco, Cideb-De Agostini; Baci da Venezia, Daniela Folco, Cideb-De Agostini; Mistero a Roma, Daniela Folco, Cideb-De Agostini, Scrivere un giallo, Daniela Folco, Bruno Editore.

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Tecniche narrative molto efficaci

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Se ci fate caso, i personaggi agiscono, parlano, riflettono. Seguono sempre una motivazione e lottano per raggiungere una meta.

Il detective deve indagare per scoprire l’assassino. L’eroina della love story cerca di coronare il suo sogno d’amore e tutti gli altri protagonisti di romanzi di genere compiono un cammino di scoperta.

Tip, ovvero consiglio magico

Dovete dosare bene le componenti, quelle strutture che costituiscono la base della trama: azione, dialogo, riflessione. Implicando il vostro eroe in una serie infinita di incidenti, correte il rischio di diventare noiosi.

Il poliziotto dai muscoli d’acciaio non può sopravvivere a una sparatoria, lanciarsi da un grattacielo, salire su un motoscafo, approdare su un’isola e ingaggiare una lotta all’ultimo sangue con feroci musi gialli. O almeno, può fare tutte queste cose, ma con il giusto ritmo.

Quindi, regola numero 1:
intervallate scene d’azione con altre meno movimentate. Il dialogo è ottimo per rallentare la tensione narrativa.

Regola numero due:
una scena romantica dopo un’azione movimentata crea un piacevole diversivo. Non c’è bisogno che dedichiate un intero capitolo a questa sottotrama. Basteranno poche battute di dialogo per creare un’atmosfera speciale.

Per quanto riguarda il dialogo, ne sussistono di vari tipi.
Abbiamo il discorso diretto quando le frasi sono introdotte da disse: (aperte le virgolette, lettera sempre maiuscola). Il disse può, comunque anche essere inserito dopo la battuta. Ed è minuscolo, come in questo esempio.
“Mi sei mancato” disse.

Non è buona norma ripetere a ogni frase il disse, meglio eliminarlo dopo le prime battute.

Regola numero tre:
esiste anche il discorso indiretto. In questo caso si tratta di un dialogo privo di virgolette.

Lei gli disse che le era mancato…

Regola numero quattro:
Molti scrittori usano anche il discorso indiretto libero. Simile al discorso indiretto, ma non vi sono verbi introduttivi.

Aveva avuto il buon senso di limitarsi al mi sei mancato. Lui sorrise, compiaciuto. Se lo avesse abbracciato, l’avrebbe infastidito.

Qui è chiaro che c’è uno scostamento tra la voce del narratore e quella del personaggio. E’ il personaggio che qui si esprime. Comunque, vi rimando ai tanti manuali di scrittura creativa che esistono in commercio per trovare altri utili esempi.

L’ultima tecnica narrativa su cui mi soffermo riguarda le “riflessioni”, i pensieri del personaggio.

Sì, il personaggio riflette, come facciamo noi, creature di carne e ossa.

Avete appena scritto: “Uscì dall’ascensore del Plaza, il viso abbronzato, giacca e pantaloni impeccabili, un Rolex d’oro al polso e lei gli andò incontro con il cuore in gola”.

Non inserire i pensieri di lei o di lui subito dopo questa entrata mozzafiato in scena è perdere un’occasione importante. Infatti, i pensieri dei protagonisti della storia hanno la stessa valenza delle loro azioni. Sono sottili legami che giungono al cuore del lettore. Come farebbe altrimenti ad affezionarsi alle figure che avete inventato?

Allora aggiungo una riflessione da parte di questa ragazza innamorata. ‘(una sola virgoletta per i pensieri, altrimenti il lettore si confonde e pensa si tratti di un dialogo) Caro, finalmente sei qui… con me e abbiamo davanti a noi tutta la sera!’

“Aggiungo al post l’immagine del primo fiore sbocciato nel mio giardino. Scrivere un libro è come far sbocciare i fiori. Si gettano i semi o si piantano le radici e, di giorno in giorno, si cura la piantina. Quando si apre il fiore, perfetto, l’incarnazione della gioia di esistere, il vostro compito è finito. Il lettore fissa lo sguardo sulle righe, sente il canto delle parole e stende la mano verso di voi, l’amico sconosciuto. Proprio come fa il mio geranio che si bea del sole e si piega al vento.

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Per saperne di più: manuali di scrittura creativa e un testo sapienziale, Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.

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Una voce particolare e altri trucchi

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Si intitola Diario di una schiappa ed è un bestseller mondiale. Come ha fatto il suo autore, Jeff Kinney, a raggiungere un simile successo?

Tip, ovvero consiglio magico

Chi legge ha sempre la sensazione che qualcuno gli racconti una storia. In genere si tratta di una voce indefinita che narra in terza persona. “Maria passò il ferro da stiro sul colletto della camicia.”

Milioni di libri sono così. Però si può fare meglio, molto meglio.

Ad esempio, può essere il protagonista della narrazione che comunica al mondo i suoi sentimenti. Allora, ripetendo l’esempio precedente, avremo: “Passai il ferro da stiro sul colletto della camicia.” Qui è Maria che parla e subito il legame con il lettore si fa più intimo perché lo scrittore entra nella mente del personaggio e ne fa scaturire i ricordi.

Proprio quello che ha fatto Jeff Kinney con il suo protagonista, Greg Heffley. Dunque, il mondo visto attraverso gli occhi di un ragazzino pestifero e, Santo Cielo!, le cose cambiano davvero. Tutti i ragazzini di questa Terra si riconoscono in lui. Infatti racconta gli avvenimenti con l’ingenuità tipica dell’adolescente.

La tecnica, certo, non è nuova. Chi non ricorda Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba?
Se avete dei figli sapete benissimo che loro, di fronte a qualche guaio, si considerano sempre dei santarellini. E’ il mondo che congiura per causare sciagure. Una frase tipica è: “Ho preso quattro perché l’insegnante non spiega bene”.

Gregg si racconta come una vittima predestinata, e anche ciò è comune agli adolescenti. Raccontando di sé in prima persona il personaggio di Kinney entra a far parte dell’universo degli “sfigati” che hanno tutti contro. Non c’è miglior stratagemma per guadagnarsi le simpatie dei piccoli lettori, che proprio credono di essere dei perseguitati da genitori severi, fratelli impossibili, insegnanti diabolici, amici bulli…

In conclusione, scegliere una voce narrante in prima persona aiuta lo scrittore a raggiungere toni più intimi. E non solo nell’ambito della letteratura per ragazzi, ma anche in quella di genere per adulti. Cinquanta sfumature di grigio è una storia narrata dall’Io della protagonista. Coinvolgente, molto coinvolgente.

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Un altro trucco

Lavorare con i tempi verbali può influenzare la qualità del racconto. Quando ho scritto Vladimiro… un vampiro in cerca d’amore, il redattore mi ha convinta a cambiare i tempi: dal passato al presente.

In effetti una narrazione al presente, con qualche incursione nel passato prossimo o nell’imperfetto, rende il testo attuale e fluido. Si ha la sensazione che gli eventi ci accadano sotto gli occhi. Forse avere un testo originale potrà permettervi di avere un buon successo. Ve lo auguro.

Per saperne di più: Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone; Diario di una Schiappa, Jeff Kinney, casa editrice Il Castoro, Il Giornalino di Gian Burrasca, Vamba, a cura di Daniela Folco, casa editrice Ardea.

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Far ridere

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La libreria di mio padre era piena di libri di P.G. Wodehouse. Li ho letti e riletti e sempre mi sono sembrati esilaranti.

Quando gli editori mi hanno chiesto libri che facessero ridere i ragazzini, munita di matita, ho sottolineato nei romanzi dello scrittore le migliori strategie umoristiche.

Creazione del personaggio
Un personaggio è ridicolo se non riesce a capire la realtà. Un uomo stupido che si crede un genio, farà sempre ridere.

Anche le creature bizzarre suscitano la risata. Qui la tecnica per inventare il personaggio si basa sull’esagerazione.

Immaginiamo un tizio che colleziona… qualcosa che lo rende unico e grottesco. Ad esempio, facciamogli raccogliere cravattini. Descriviamolo tramite le sue riflessioni, rivolte alla conquista di un esemplare speciale, azzardiamo colpi di scena, antagonisti, equivoci, imbrogli di ogni tipo…

Siamo così riusciti a elevare un personaggio ingenuo, il tipico timido che non alzerebbe la mano su una mosca, al ruolo di protagonista buffo.

Tip, ovvero consiglio magico

Comunque, non basta inventare un omino buffo. Cosa sarebbero i film di Woody Allen se il terribile ometto nevrotico non si muovesse contro uno sfondo realizzato apposta per esaltarne i difetti?

Le creature che fanno ridere sbagliano in continuazione. Il bravo scrittore pone il protagonista in un mondo che gli è ostile e si diverte a vederlo fallire.

Vi faccio un esempio. Quanto espresso sopra è proprio quello che mi è successo con Vladimiro… un vampiro in cerca d’amore.

La cerchia dei possibili personaggi era limitata dal fatto che i miei lettori erano bambini. Quindi dovevo puntare su creature fantastiche. Mi vennero in mente i vampiri. La scelta della figura principale detta il setting della storia. Perciò: uno o più vampiri, un castello diroccato…

Già, ma la storia doveva essere divertente. Non potevo che stravolgere gli stereotipi riguardanti i succhiatori di sangue. Il mio Vladimiro è così diventato un vampiretto vegetariano e, invece che svolazzare alla ricerca di prede da dissanguare, l’ho fatto volare alla conquista di una fidanzata.

Per far ridere, nel primo capitolo ho usato la tecnica dell’equivoco. Mentre infuria la bufera, Vladimiro piange disperato per la perdita di Ernesto. Poi, con il maggiordomo Artemisio, corre il rischio di rimanere congelato nel parco, luogo dove lo cerca disperato. Il lettore pensa che Vladimiro abbia perso un amico. Solo a fine capitolo scoprirà che Ernesto è un terribile pitone. La sorpresa suscita la risata.

Nei successivi capitoli ho sfruttato ancora l’equivoco aumentando la distanza fra quanto sente il vampiretto e la realtà. Una donna bellissima lo costringe a entrare nel suo negozio. Vladimiro immagina sia attratta da lui. Invece lei lo ha scambiato per il veterinario che deve tagliare le unghie a un pappagallo. La bestia feroce per poco non l’ammazza a beccate.

Usare le similitudini

Un altro trucco per creare il comico consiste nel piegare il linguaggio a proprio favore. Il personaggio è buffo non solo per come veste, come appare fisicamente, ma soprattutto per come si esprime. Le sue frasi sono spesso sopra le righe, bizzarre.

Ricorro a un esempio ancora tratto dal mio libro. Vladimiro finisce in ospedale e si innamora perdutamente dell’infermiera. La descrive così: “Lei è la luce della mia vita, una rosa senza spine, un cielo stellato, l’albero della cuccagna, una dispensa piena di salumi e formaggio…”

Il contrasto tra termini romantici e i cenni a elementi concreti come salami e formaggio suscita l’ilarità, perché il paragone è davvero incongruente.

Azioni

“Vladimiro entra nella porta girevole e rotea per una ventina di minuti. Cade sul pavimento perché gli gira la testa. Così lo calpestano una vecchia signora con cagnolino e un direttore di banca con due agenti di custodia.”

La bravura dello scrittore è trasformare un’azione innocua in uno spunto per una risata. Occorre puntare sull’esagerazione, sull’assurdo e sulla fantasia.

Poco dopo Vladimiro nota nella hall dalla tremenda porta girevole una statua con una targhetta su cui si legge: “Adelante Pasqualoni, gran benefattore, perché ha sempre rifiutato il lavoro, lasciandolo agli altri…” Un segreto importante per scrivere il comico è che lo scrittore si deve divertire. Solo così si è sicuri di avere centrato il bersaglio. L’energia positiva del cogliere la vita con sguardo ironico si trasmette al lettore. Il mare di guai in cui tutti annaspiamo diventa le acque calme di un lago. Un’oretta di lettura e già il sole ci accarezza.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco Bruno Editore; Il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone; Vladimiro… Un vampiro in cerca d’amore, Daniela Folco, casa editrice Ardea.

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