Luogo delle mie brame…

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“Specchio delle mie brame…” dice la perfida strega. Lo scrittore, invece, anela al luogo perfetto dove ambientare la sua storia e sussurra: “Luogo delle mie brame”.

Non ci sono regole speciali per costruire lo sfondo delle avventure dei personaggi. Dopo anni e anni di letture sono convinta di avere amato certi romanzi come il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, Cent’anni di solitudine di Marquez, i romanzi di Chiara e di Vitali proprio per le ambientazioni.

Il romanziere descrive ed ecco che il lettore è dentro un cerchio magico. Sta lì a guardare. S’aggira come uno spettro: tutto percepisce, ma nulla può fare.

Di questi non luoghi, inventati da altri, ci si può anche innamorare. Se non avessi letto Chiara, mai sarei andata a vivere sulle rive del Lago Maggiore.

Quindi, quando si pensa alla storia che si vuole scrivere, occorre immaginare un luogo e saperlo descrivere.
Non basta digitare: “Era una notte buia e tempestosa…”

Ce ne sono migliaia di notti buie e tempestose. Mi diverto a creare delle ambientazioni a seconda del genere letterario.

(Thriller) Era una notte buia e tempestosa. Kate scostò la tendina e vide luccicare una lama in fondo al giardino. O si trattava di un pezzo di vetro? Un’ombra scivolò accanto al garage. La finestra della cucina era aperta… si era dimenticata di chiuderla. Bastò infilare un braccio. Il pomolo della porta d’entrata scattò con un lieve cigolio.

(Romanzo rosa) Era una notte buia e tempestosa. Kate scostò la tendina e spinse lo sguardo lungo il vialetto. I cipressi si piegavano al vento. Quando sarebbe arrivato Michael, il suo amore? La mamma dormiva e lei gli sarebbe andata incontro senza far rumore. Sapeva bene che l’erba avrebbe smorzato il suono dei passi, oltre il cancello.

(Fantasy) Era una notte buia e tempestosa. Kateruscia, la piccola elfa dalle grandi orecchie a punta, scostò la tendina con le dita adunche. La valle degli Invincibili si stendeva fino alle acque limacciose del Lago Incantato. Sì, le fate Magnù sarebbero arrivate e l’avrebbero portata sulle ali fino al castello del principe Elderio.

(Fantascienza) Era una notte buia e tempestosa. Il comandante Kate Win guardò fuori dall’astronave: galassie, meteoriti vaganti, e molto lontano quella strana sfumatura rossa che si perdeva ai confini dell’universo da lei esplorato. Un buco nero di caligine.

(Romanzo storico) Era una notte buia e tempestosa. La regina Teodolinda scostò la tenda damascata per vedere se nel cortile del castello la sua dama di compagnia parlava con qualche scudiere. Non le piaceva che la ragazza, giovane e molto aggraziata, accettasse i complimenti dei nobili cavalieri. La regina detestava in particolare il principe Raniero e sapeva che la notte era il tempo dei convegni amorosi. Ormai, da quando le avevano rubato la preziosa collana di smeraldi, il buio acuiva l’angoscia.

Cosa si deduce da questi esempi banali?
1. Personaggi e ambiente sono un tutt’uno. Entrambi gli elementi servono a creare un mondo.
2. Più l’ambientazione è ben costruita, più la storia viene rafforzata.
3. Nel creare gli ambienti non è necessario strafare: bastano lievi cenni per dare origine all’atmosfera particolare che caratterizzerà la vostra storia.
4. Immaginare l’ambiente serve anche a farsi venire molte idee circa i personaggi e lo sviluppo della storia.

Tip, ovvero consiglio magico

Ormai tutti pubblicano e spesso amici, o semplici conoscenti mi regalano libri da loro scritti. Qualcuno risulta una piacevole lettura e qualcun altro proprio non mi piace.

Ne ricordo uno che era costituito da una lunga invettiva contro il marito e i parenti della scrittrice.
Dunque, l’ambientazione della storia era la casa dell’autrice. Figli e marito descritti come in una foto. In definitiva, si trattava di circa duecento pagine di insulti ai familiari, rei delle crudeltà più atroci.

Non trovo carino vendicarsi rispetto a eventuali torti subiti scrivendo un libro. Mai farsi spingere da sentimenti vendicativi. Immaginate, poi, l’imbarazzo del lettore-amico che si trova di fronte a un tale impianto accusatorio.

Noi, lettori, cerchiamo nelle storie il distacco. Non vogliamo certo essere coinvolti in beghe familiari. E a questo punto mi viene spontaneo consigliarvi di fare un passo indietro rispetto alla vostra quotidianità, quando scrivete. Se vi accorgete che avete bisogno di narrare di voi, scegliete di confidare i pensieri a un diario.

Senz’altro i personaggi inventati e gli ambienti costruiti con la fantasia parleranno di voi. Ma devono farlo in modo lieve, come per interposta persona.

Un buon narratore è quello che non pensa a sé, ma al suo pubblico. Quindi costruisce personaggi e mondi credibili.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Popol Vuh, il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.



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Una buona storia

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Spesso mi arrivano mail di questo tipo: “Ho scritto uno schema del mio romanzo, ma mi sembra un po’ debole. Lei cosa ne pensa?”

Di certo so che se già l’autore ha dei dubbi, qualcosa non funziona. Quando una trama ci avvince e siamo sicuri sia quella giusta, al 99% abbiamo ragione di difenderla.

Qualche mese fa ho scritto in sintesi i punti salienti di un racconto strampalato per bambini. Non mi convinceva e non ha convinto nemmeno il direttore di collana che avrebbe dovuto pubblicarlo. Volevo inventare un testo con trame parallele, buffo e divertente. Risultato: non aveva presa, non convogliava emozioni e non era divertente.

Poi mi sono gettata nella scrittura di un racconto a sfondo natalizio. Il bello è che io detesto il Natale e tutta la paccottiglia annessa. Quindi si trattava proprio di una scelta infelice. Uno dei must, cioè degli obblighi per fare bene come scrittori, è non trattare argomenti con cui non ci si sente in sintonia.

Cosa mi ha salvata dal fallimento più totale? La verità ha dato alle mie frasi un’energia liberatoria. Si trattava di una verità costituita dalla sofferenza psicologica di un bambino maltrattato. Sintetizzo così: le feste si avvicinano, nella gioia generale spicca l’infelicità del protagonista, vittima di un compagno di classe.

Il contrasto felicità/dolore era vivo nel mio animo, un antico ricordo. Ed era un sentimento così potente da rendere “forti”, cariche di significato le parole scritte. Dal punto di vista emotivo la storia inventata stabiliva un ponte tra lettore e autore.

Le storie suono buone quando illuminano un lato oscuro della vita. Semplificando, potrei dire, se fanno riflettere.

Certo, non mi piacciono quelle scritte male, con un sacco di ripetizioni, frasi lunghe e contorte… Ma, più di tutto, non sopporto i romanzi vuoti. Quei romanzi autopubblicati, costruiti in base a cliché, talmente stupidi da far orrore.
No, no, le buone storie sono quelle che vengono dal profondo del cuore. Sono una testimonianza del nostro essere al mondo.

I post avranno cadenza settimanale: 1 alla settimana

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.

Letture consigliate: tutti i libri di Raymond Carver della casa editrice minimum fax; tutti i manuali di scrittura creativa pubblicati dalla casa editrice Dino Audino.



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Salone del Libro Torino: è qui la festa!

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In un precedente post ho indicato vari motivi per tenersi lontani dalle fiere del libro. Ma la realtà non ha un solo volto. Andare al Salone Internazionale del Libro di Torino e a eventi similari può essere anche gratificante.

Tip, ovvero consigli magici

Prima di tutto elenco i momenti che potete sfruttare al meglio.

Se abitate a Torino o dintorni, è inutile visitare il Salone di mattina e pomeriggio. Andateci dopo cena, quando c’è meno folla e camminerete senza venire investiti.

Arrivare nei padiglioni della fiera senza avere progettato la vostra visita è un grave errore: perderete un sacco di tempo nel tentativo di scegliere cosa seguire. Invece, dovete ispirarvi a una precisa tabella di marcia: visita allo stand tal dei tali, padiglione numero…; ascolto conferenza di… nella sala…; laboratorio… nel padiglione…

Vi do queste indicazioni perché voler vedere tutti gli stand in una sola giornata vi ridurrà a barcollare istupiditi, con i piedi gonfi come meloni.

Capito il segreto? Tutto deve essere predisposto prima, perché entrare in fiera è come fare un tuffo in un frullatore.

Il frastuono, l’aria viziata, i visitatori che vi girano intorno… vi renderanno uno straccio nel giro di mezz’ora.

Come difendersi? Credo che la volontà di rendere questa esperienza memorabile sia un punto fermo. Dovete dirvi: “Sono qui, dove è la festa, e faccio parte della gioia generale”.

Davvero straordinario. Nonostante le difficoltà, al Salone si sente una forte energia positiva ovunque. Come se i tanti libri esposti inviassero un forte messaggio di speranza. Sì, sì, si legge ancora, si discute, ci si confronta e si continua a sperare.

Le conferenze nelle varie sale: rossa, gialla, azzurra, blu… sono da considerarsi come un’ancora di salvezza.

In quella blu ho rischiato una polmonite fulminante, tanto fredda si diffondeva l’aria condizionata. Ma ero stata previdente: nella borsa avevo una giacca.

Intervallare una conferenza tra la visita a uno stand e l’altro permette di rinfrancarsi. Tra quelle seguite, ricordo in particolare quella dello psichiatra Vittorino Andreoli.

Vero, i libri ci danno tanto, ma quando è possibile incontrare l’autore l’esperienza risulta davvero interessante.

Ho un orecchio particolare per le voci. Ne riconosco il timbro e le caratteristiche peculiari. Non le dimentico. Quella di Andreoli, quasi infantile e dolce, mi ha accompagnato in profonde riflessioni. Condividere con l’illustre psichiatra la certezza della nostra fragilità mi ha dato una forza inaspettata.

Nei falsi rapporti sociali, teatrino a cui siamo costretti, si tenta di mostrarsi forti e invincibili. Ma siamo deboli e abbiamo paura. Riconoscerlo, poterlo ammettere assieme a un altro, offre un grande aiuto per continuare a testa alta il nostro cammino. Così il legame tra scrittore e lettore si rinsalda nella consapevolezza di una fragilità condivisa. Allora, di fronte a questa profonda esperienza, non si può fare a meno di pensare: “Sì, la festa della vita con tutte le sue meraviglie è proprio qui. Continuerò a partecipare al Salone del Libro, costi quel che costi”.

Per saperne di più: Il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.



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Avere successo con una buona trama 2

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Tra le cose spiacevoli che possono capitare può anche succedere che qualcuno entri nell’account mail e inizi a inviare a tutti i contatti una richiesta di denaro perché si è privi di denaro, in Inghilterra… Ecc. ecc. Una vera truffa!

Ecco mi è successo e sto arginando i guai. Questa la nuova mail: danihawksheepeagle@libero.it

Comunque, non mi perdo d’animo e riprendo il discorso sulla trama.

Tip, ovvero consiglio magico

Sono fondamentali in una trama gli intrecci che si riescono a costruire con i personaggi.

Ripensiamo ai filoni narrativi di Mistero a Roma.

a amore contrastato (Giusi Rosso ama, non ripagata, Lucio Silvi);
b guai in vista per Mark Staub (problemi con la segretaria, Elisa Bondi, e con una banda di ladri);
C furto di opere d’arte (una preziosa statua viene rubata, ma è merce che scotta, tema affrontato in varie scene);
d elemento con funzione da antagonista, il professor Francesco Peltri affronta più volte Mark Staub (una buona trama è sempre molto movimentata, ricca di imprevisti);
e incidente, un altro elemento in funzione di antagonista (un muro romano crolla addosso a Giusi Rosso);
f un personaggio ambiguo, il mercante d’arte Dino Aussone acuisce il senso di mistero (a ogni nuovo personaggio corrisponde una nuova ambientazione, variare le scene è un’ottima strategia narrativa);
g un innocente viene dichiarato colpevole (tecnica che permette allo scrittore molti sviluppi narrativi);
h personaggi che funzionano come un coro greco: gli studenti del professor Peltri;
i l’immancabile commissario di Polizia, Felisi (ha una funzione di contrasto nei confronti dell’investigatore Silvi. Trucco strausato. Basta pensare a Chandler, Simenon, Camilleri… Ma che funziona sempre).

Cosa se ne deduce? Che un bravo scrittore non spreca un solo dettaglio, tutto serve per potenziare la storia.

Il romanziere narra un universo di sentimenti che cambiano come si modifica l’esistenza dei singoli personaggi. Ognuno di loro impara qualcosa, raggiunge un traguardo o risulta sconfitto.

Quando rileggete i vostri romanzi, verificate se i personaggi sono “cresciuti”, hanno guadagnato o perso qualcosa.

Le storie orrende sono quelle con personaggi falsi che vegetano sulla pagina, in perenne movimento tra letti e scazzottate.

Leggete e ancora leggete per raggiungere una visione profonda della vita.

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