Come finire un capitolo

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Il micio nero si nasconde nell’armadietto delle scarpe. Lo troverete o rimarrà chiuso un giorno intero nel buio ovattato?
Sono sicura che ora ho il massimo della vostra attenzione, perché ho posto una domanda precisa, ho un personaggio simpatico e un problema da affrontare.

Non c’è modo migliore per chiudere un capitolo: fare una domanda al lettore. Può essere implicita o esplicita. In un libro per bambini è meglio chiedere apertamente: “Riuscirà la gattina Pippa a uscire dall’armadio?”
Per gli adulti basta delineare una situazione critica, il quesito “cosa succederà?” rimane sottinteso.

Tip, ovvero consiglio magico
Gli americani chiamano questa tecnica cliffhanger, stare appesi a una roccia. Controllate i bestseller che leggete: noterete moltissimi esempi.

Anche i film della tv rispettano questa strategia. Un ceffo punta la pistola contro il protagonista, stacco, siparietto pubblicitario e ripresa con la stessa inquadratura. Nessuno si è alzato dalla poltrona perché l’azione ha raggiunto un punto culminante.

Se dovessi descrivere una storia, penserei al fluire di un fiume. Dalla sorgente fino al mare aperto e nel mezzo un continuo evolversi. Scena dopo scena, il quadro della situazione si fa più preciso. Ma ci sono i finali di capitolo, posti come pietre miliari lungo il percorso.

Quando organizzate la trama chiedetevi sempre: “Cosa raggiungo in questo capitolo?” Le risposte potrebbero essere varie. Ad esempio: “Inserisco il tema della gelosia, aggiungo un altro problema da affrontare, illumino la figura dell’antagonista, il nemico dell’eroina…” Insomma, non è bene scordare il quadro complessivo della storia; state costruendo un edificio e certo non vi piacerebbe avere un bagno di 50 metri quadri e una cucina di 15.

Secondo tip
La formula magica per raggiungere il successo come scrittore è racchiusa in questa parola: controllo. So che tanti scrivono di getto. Non è un buon metodo. Se questi testi riescono ad arrivare a una casa editrice, il lavoro del redattore è estenuante. In pratica, quasi riscrive l’intero testo. Perché? Perché libri di questo genere abbondano in ripetizioni; hanno uno stile non curato e mille altri difetti. Con gli anni e il mestiere, ho imparato a correggermi fin dal momento in cui formulo un pensiero da trascrivere sullo schermo del computer. Se il concetto non è chiaro, lo riformulo. Quando ho già usato lo stesso vocabolo, cerco un sinonimo. La mia mente funziona come un dizionario, grazie ai tanti anni passati a leggere. Ho scritto un pezzo zeppo di e, tanto che sembra non conosca altro modo per legare le frasi, rimedio con un po’ di buona volontà. Le frasi iniziano tutte allo stesso modo: apro un libro di Cesare Pavese e imparo da lui come inventare gli inizi.

Si scrivono ottimi finali di capitolo quando il testo offre una sua musica arcana. Costruito con precisione, come una sinfonia, raggiunge con linearità la battuta d’arresto: sospensione prima di altre note incantatrici.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Popol Vuh, il libro sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.



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Scrivere come Fabio Volo

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Le recensioni dei libri di Fabio Volo non sono sempre positive sui blog. A me, invece, non spiace. Apprezzo lo stile chiaro e fresco, le trame sono avvincenti.

Se un allievo mi chiedesse: “A chi devo ispirarmi per il mio romanzo?”, risponderei: “A Fabio Volo”. Per il semplice motivo che non saper padroneggiare lo stile condanna all’insuccesso. Scrivere come Fabio Volo è già un traguardo.

Tip, ovvero consiglio magico

I manuali di scrittura creativa proliferano come il muschio attorno ai tronchi d’albero. In genere, sono noiosetti. Sembrano scritti da cloni. Di tutti scarico l’estratto e mi confronto con frasi magniloquenti, temi ripetitivi tratti dai testi di scrittura americani, e mi stupisco quando già nella prima pagina trovo refusi. Ma come, tu che fai parte di una famosa scuola e vieni sponsorizzato da una casa editrice di prim’ordine, non sei riuscito a correggere il tuo testo?

Non penso che discorsi su Platone e sparate che mirano a strappare un applauso aiutino le persone a imparare a scrivere. Tu, autore del manuale, non devi dimostrare che hai una cultura immensa. Devi solo aiutare a capire il mistero che è la scrittura. E se lo fai con esempi pratici, sei una persona gentile, con un cuore grande.

Allora, ci tento, fratelli. Prendo una pagina di Fabio Volo e provo a indicarvi i trucchi per non sbagliare.

“Quanto possono mentire le fotografie? Me lo chiedo guardando la foto che ho tra le mani – qui, in questa casa al mare, in Liguria, dove ho trascorso con mio marito e la sua famiglia molte estati.
Mi fa uno strano effetto essere qui da sola. In questo silenzio. La portafinestra che dà sul giardino è aperta e, anche se siamo a fine ottobre, l’aria che entra è calda e porta con sé il profumo del mare. Ricordo questa casa sempre piena di gente, di parole, risate, nomi chiamati ad alta voce da altre stanze; una casa piena di cose da fare, da organizzare: cene, pranzi, borse da riempire per giornate da passare in barca, arrivi e partenze di amici.
Oggi, invece, è tutto calmo. Immobile, delicato. Vivo la sensazione della quiete dopo la tempesta, come se tutti i giorni e i ricordi rumorosi e affollati fossero finiti solamente da poche ore. Come se tutti avessero lasciato la casa da poco. Forse questa sensazione è dovuta al fatto che tutte quelle persone sono uscite realmente. Non da questa casa, ma dalla mia vita. O meglio, sono io a essere uscita dalla loro.”
(La mia vita, Fabio Volo, Corriere della Sera, Milano)

1. Incipit
Iniziare una storia con una domanda è una strategia efficace. Crea un contatto diretto con il lettore.

2. Voce narrante
Se si sceglie una narrazione in prima persona, cioè se è il personaggio che racconta le vicende, il rapporto scrittore/lettore è più coinvolgente. Sembra che sia un amico a riferirci quanto è avvenuto.

3. “Qui in questa casa al mare”, ambientazione
Una domanda, un personaggio e subito un ambiente: trucchi facili da applicare. In termini giornalistici si risponde così ai quesiti fondamentali per un efficace articolo. Chi?, Quando?, Dove?, Perché? sono i capisaldi della narrazione.

4. “Mi fa uno strano effetto essere qui da sola”, presentazione del personaggio.
Quando delineate un personaggio, non limitatevi alla descrizione fisica: un viso spigoloso, muscoli d’acciaio, un’espressione grave in viso, un completo rosa…
Potreste usare mezzi un po’ più sofisticati. Un gesto, ad esempio, chiarisce una situazione, indica lo stato d’animo del personaggio.

Oppure, come fa Volo, date risalto ai sentimenti. Lui non ci offre una misera esposizione del tipo: “Si sentiva sola in quella casa”. C’è un abisso tra la frase che ho scritto io, insignificante, e il resoconto usato dallo scrittore. Nel suo caso si tratta di una confessione intima che ci tocca nel profondo.

5. “Ricordo questa casa…”, tecniche narrative
Non è difficile imparare a scrivere. Basta sapere le cose fondamentali e allenarsi, allenarsi e ancora allenarsi. Non dimenticate ciò che vi dico. Con “Ricordo questa casa…” inizia un flashback, tecnica narrativa fondamentale. Flashback significa in inglese lampo all’indietro. Infatti, all’improvviso il personaggio lascia il presente per tornare al passato.

Riandando al racconto di Volo e lavorando come di solito fa un principiante, avrei letto nel brano dell’esordiente scrittore una lunga esposizione del tipo: “Elena (nome inventato del personaggio) si stava separando dal marito, era tornata nella casa del mare per raccogliere le sue cose, la tristezza l’assalì vedendo le cose abbandonate, coperte dalla polvere, cose inutilizzate e sporche, le parve di udire le voci degli amici, dei figli, dei parenti echeggiare di stanza in stanza…”

Ho voluto scrivere un brutto passaggio. Ne evidenzio gli errori:
a. L’uso del sostantivo cose è improprio. Bisogna trovare termini concreti, dare il giusto nome, altrimenti ci si rivela pigri.
b. Rispetta il tuo lettore! Non stai scrivendo la lista della spesa. Quindi, niente ripetizioni. Ho ripetuto il termine “cose” per farvi cogliere il concetto meglio.
c. Una mente sciatta abbonda con gli aggettivi. Uso le parole di Cechov per farvelo capire.

“La brevità è sorella del talento, tagliare il superfluo per arrivare all’essenziale è doveroso. Il che vuol dire, per esempio, che le descrizioni della natura debbono essere brevi e “a propos”, evitando i luoghi comuni, perché il lettore chiudendo gli occhi possa di colpo rappresentarsi il paesaggio descritto. Leggendo le bozze, cancellate, dov’è possibile, gli aggettivi e gli avverbi. Togliete tutto ciò che ingombra e impaccia il lettore.”

d. Occhio allo stile. Non è certo il massimo inanellare una frase dietro l’altra con un quantità spropositata di virgole.

6. “Oggi, invece, è tutto calmo.” tecnica, il contrasto
Bravo. Volo è riuscito a creare una situazione con brevi cenni. Il contrasto passato/presente serve a mettere in luce il tema del racconto. Ancora più bravo perché nelle prime due pagine c’è già il nucleo della storia.
Ricordate: in un incipit dovete presentare il personaggio principale, l’ambientazione, il problema che muove la storia, le emozioni in gioco.

7. “O meglio, sono io a essere uscita dalla loro.” strategia narrativa, climax
In un grafico l’andamento della narrazione ha un ritmo sussultorio: picchi e avvallamenti. Quando si è in cima, si ottiene il climax, cioè un punto culminante. Si tratta di una specie di illuminazione. La realtà viene messa a nudo e il personaggio scopre qualcosa davvero importante. La donna che parla nel racconto di Volo si rende conto della nuova dimensione in cui vive: la solitudine.

La funzione del climax è quella di avvincere il lettore. Le emozioni sono un mezzo potente per stabilire uno stretto legame tra autore e lettore.

Ebbene, sì, imparare ad andare oltre la superficie, imparare a vedere, sentire sono doni che la scrittura regala. Rileggendo il vostro testo dovreste chiedervi: “Sto semplicemente esponendo i fatti, o ricreo le situazioni?, fluiscono le emozioni?”
Se rispondete in modo affermativo siete a un buon livello, avete una chance di successo, credetemi.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Popol Vuh, il libro sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, edizioni Simone.



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La cameriera allibita

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Una cosa da fare almeno una volta nella vita

imageBallare fino alle sei del mattino? Forse. Sparire per un paio di giorni? Anche. Stare soli in un bosco? Molto opportuno.
C’è ancora un’alternativa per fare della propria realtà un godimento unico: mettersi a scrivere un libro.

Santo Cielo! Questa è davvero una opportunità grandiosa. In grado di spalancarvi le porte dello spirito giocoso che permea le cose. Appena svegli, i gatti saltano e salutano il giorno pieni di vita. Merli, piccioni e gabbiani stridono in cielo. Il carrubo, pini e oleandri vibrano di energia.

Un mio amico, si alza alle cinque e si mette a scrivere. Poi passerà il resto della giornata dietro la scrivania, ma per due orette si sarà occupato di sé.

Tip, ovvero consigli magici

Non c’è niente di peggio che condurre un’esistenza monotona. Come fare per evitarlo? C’è solo una via di fuga possibile: potenziare le proprie abilità.

Non invidio chi passa dalla palestra, al parrucchiere, ai grandi magazzini… Si tratta di riempitivi che lasciano un gran vuoto nell’animo. E le chiacchiere da bar certo non consolano: vuoto su vuoto.

Vi ricordate del film di Sorrentino La grande bellezza? Un sacco di gente si ubriaca di nulla, conduce vite sfatte. Bisognerebbe dirsi: “Ma io, la vita, la voglio vivere, non subire”.

Scrivere è un talismano potente. Senz’altro aiuta a uscire dal nucleo ristretto del proprio sé. Per osservare, per sentire, per sondare i misteri.

Se decidete di mettervi a scrivere, gli effetti sono immediati. Sarete costretti a:
1. dedicare un po’ di tempo alla lettura, all’isolamento e alla riflessione;
2. una pagina scritta è un punto di appoggio che vi donerà calma e pazienza;
3. vi libererà per un po’ da pensieri fastidiosi e ossessivi;
4. avvierà in voi un processo di rinnovamento.

Ricostruirsi

Correre per una vita da un luogo all’altro non è da eroi, ma da infantili. E’ proprio necessario riempirsi di così tanti impegni? Oh, certo, diventare sempre più ricchi, più importanti, con più potere… Peccato che ce ne siano in giro milioni che vogliono raggiungere gli stessi traguardi. Pochi ce la fanno.

Se vi sentiti sconfitti, la scrittura offre un porto sicuro. E’ come se vi parlaste, a cuore aperto.
“Riesci a cavartela, mandi avanti la tua famiglia, hai un amore che ti leghi a questo mondo?” Se rispondete affermativamente, siete già fortunati e scrivere rafforzerà il senso di benessere.

Non scrivete quindi, per diventare autori di successo. Sognare a occhi aperti fa bene, ma ogni tanto bisogna stare con i piedi per terra: difficilissimo guadagnarsi da vivere scrivendo.

Però il processo di costruire un libro, di cercare chi vi faccia l’editing, di pensare di pubblicarlo, di fare delle presentazioni, di regalarlo agli amici vi caricherà di energie sconosciute: proprio una cosa da fare almeno una volta nella vita.

Per saperne di più: Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Popol Vuh, il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.

Letture consigliate, molto umoristiche:
Una cosa divertente che non farò mai più, David Foster Wallace, Minimum fax.
Vladimiro…un vampiro in cerca d’amore, Daniela Folco, casa editrice Ardea.



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