Presentazioni di libri

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Credo di aver partecipato a presentazioni di libri per il desiderio di trovare qualche buona persona che mi tenesse compagnia. E sono convinta di averne sempre ricavato una grande delusione, tranne che in qualche rarissimo caso.

Per essere proprio sincera, appartengo al genere più temuto dagli scrittori che si cimentano nell’ardua impresa di attirare un minimo di attenzione sul proprio lavoro. Infatti, vado a questi eventi solo per svagarmi, per perdere tempo, insomma. E mi trovo in buona compagnia.

Come arrivo, una rapida occhiata alla sala mi fa scoprire i miei simili: gente che non ha nulla da fare, presenti solo in vista del parco buffet offerto a fine incontro.

In Liguria, dove risiedo, gli incontri letterari sono il regno di smunti pensionati, nonne sfuggite a figlie e nipoti, amici e parenti dello scrittore.
Con ansia, se non conosco il posto, mi accerto sulla consistenza del cibo offerto.
“Solito calice di rosso con salame?” mormoro a qualcuno che conosco come habituè: un mendicante benvestito si nasconde bene tra le decine di persone che affollano la sala. “Affollano” è esagerato. Di solito si ha l’impressione che le sedie vuote siano più della metà.

Durante la presentazione, penso ai fatti miei, lotto contro la scomodità della sedia e contro gli spifferi che mi gelano le caviglie. Diciamo che a mala pena riesco a ricordarmi se si è parlato di un romanzo, di un diario di viaggi o di un saggio. Diciamo quarantacinque minuti di tremenda noia e non ho scorto nemmeno un’anima che mi sembri interessante.

La liberazione viene con un applauso stentato. Poi tutti scattano verso il tavolo con le cibarie: bicchieri di plastica, fette di salame, pizzette stantie. Gomitate a destra e a sinistra. I bambini si riempiono le tasche di patatine. Ridono, urlano si calpestano a vicenda, ma sono gli unici a scatenarsi in un sabba infernale e a sembrare davvero felici.

Prendo qualcosa se riesco a liberarmi degli omoni che mi parano la vista. Butto la mano a caso, sperando di non aver afferrato la tartina ricoperta dalla maionese. Ho una tenuta per le presentazioni, sempre quella, e non ci tengo a lavarla tutti i momenti.

Come il tavolo si svuota e non rimane nemmeno una bottiglietta d’acqua minerale, c’è un fuggi fuggi da coprifuoco. Me ne vado anch’io. Per fortuna il mare mi ricorda che vivo in un posto fantastico.

Casistica delle presentazioni
Ci sono anche presentazioni piacevoli: quelle che si svolgono in enoteche e locali interessanti. Per una stagione ho seguito tutti gli incontri del giallista Bruno Morchio. Sei un grande Bruno! Ho conosciuto le migliori enoteche e sorseggiato vini favolosi.

Ci sono però anche eventi penosi, nel senso che mi hanno arrecato un profondo dolore.
Una sera d’estate sono andata a sentire un nome noto della tv, che presentava un giallo storico. Il posto era eccezionale: i Balzi Rossi a Ventimiglia, ristorante sul mare…
Conoscevo solo l’organizzatore dell’evento, un libraio della zona. Con buona volontà mi sono seduta sulla solita sedia di plastica e per un’ora ho semiascoltato quello che raccontava l’importante personaggio. Niente di speciale, le solite domande reverenziali da parte del pubblico. Molti applausi calorosi. La compagnia era limitata: non più di 15 persone.
Dato che spesso dopo l’incontro si cenava tutti assieme, anche quella volta decisi di unirmi ai commensali.

Non l’avessi mai fatto! A lume di candela, con il dolce mormorio del mare come sottofondo e la baia più bella della Liguria davanti, ho subito capito di aver commesso un errore imperdonabile.

A quella tavola erano seduti solo gli amici del “grande scrittore”. Per tutta la sera nessuno mi ha rivolto la parola. Per un unico piatto, ho pagato un conto salatissimo e nessuno, ma proprio nessuno, mi ha offerto a fine cena un buonasera.
Certo me l’ero cercata, ma la mortificazione è stata cocente. Di fronte alle grotte dei Neanderthal, antichi uomini preistorici, ho avuto l’impulso di andare a nascondermi lì per il resto della vita.

C’è una presentazione particolare, cui sono molto affezionata: quella al Salone del Libro di Torino, nello spazio ragazzi. Tanti e tanti anni fa ho presentato lì il mio primo libro: Mariolino e i Marziani.

Non vi dico come mi sentissi elettrizzata e anche spaventata. Le maestre avrebbero portato una o due classi e avrei dovuto intrattenere i bambini. Ma come?
Per fortuna nella mia vita c’era un Mariolino, il figlio di nove anni di mia cugina Silvia. Ho subito messo le mani sul marmocchio, l’ho scongiurato di aiutarmi.

Ecco dunque Mariolino travestito, nello stand a quaranta gradi, circondato da una marea di braccia, gambe, teste. Ma lui era un bambino e sapeva come far divertire i bambini. Mi ha suggerito le attività più curiose del tipo: cammina come un marziano… e allora tutti a farsi prendere per le gambe da un compagno e avanzare lungo la moquette sulle braccia. Parla come un marziano: una babele di grida forsennate, ma liberatorie. Sorridi come un marziano: boccacce a non finire per la gioia di maestre che non smettevano di riprenderli con i cellulari. A poco a poco, fuori, un sacco di gente rimaneva incollata ai vetri. Ridevano a più non posso.

Quando si diventa un tutt’uno con il proprio pubblico e il divertimento è condiviso, le presentazioni di libri diventano un profondo gesto d’amore.

Libri consigliati per imparare a scrivere: Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore;
Per cogliere la magia: Popol Vuh, il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.
Libri per far ridere i bambini: Mariolino e i Marziani, Daniela Folco, Otium ac Negotium; Vladimiro…un vampiro in cerca d’amore, Daniela Folco, Ardea Editrice
Contro il bullismo: Mille grazie, Babbo Natale, Daniela Folco, La Medusa.

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