La cornice temporale

Nelle storie ai personaggi accadono delle cose. Ci sono delle cause alla base dei loro comportamenti e ci sono degli effetti e, soprattutto, c’è una dimensione temporale.

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Una buona storia, non dimenticatelo, fluisce. Va avanti fino al giusto finale.

I manuali di scrittura creativa consigliano di fare una scaletta dei principali eventi, la divisione in capitoli e quindi la strutturazione in scene. Io vi suggerisco anche di tenere d’occhio la scansione del tempo.

Tip, ovvero consiglio magico

Gestire il tempo in una storia non è facile. Comunque, ci sono vari espedienti di tipo narrativo che possono aiutarvi.

Ottimo è usare le transizioni, cioè le espressioni che permettono di segnalare   il trascorrere del tempo. Le più comuni sono:

- dopo un’ora, due, tre…

- il pomeriggio, la sera, la notte, l’indomani…

- all’imbrunire, all’alba, di primo mattino…

- il giorno seguente, il mese successivo…

- in primavera, estate, autunno, inverno, a ottobre…

-  un anno, due, dieci… anni dopo…

Si tratta, in definitiva, di  semplici frasette che creano uno sfondo. Danno consistenza al racconto. D’altra parte la nostra stessa esistenza è fatta di attimi, di giorni, di mesi, di anni.

Lo scrittore estrapola gli “incidenti significativi”. Costruisce un prima e un dopo  fornendo un senso al lettore. La vita del personaggio è sempre vista in prospettiva, dal passato al futuro.

Chi non sviluppa un arco temporale nel proprio romanzo rende tutto superficiale. Sono proprio i dettagli temporali a fornire il sale alla narrazione.

In proposito riporto un esempio straordinario: il romanzo intitolato Una giornata di  Ivàn Denìsovic di Aleksandr Solzenìcyn. Il libro inizia al mattino e si conclude al termine di un singolo giorno vissuto in un campo di concentramento.

Forse qualcuno vorrebbe chiedermi: “Ci sono degli accorgimenti tipografici per segnalare il cambiamento nel fluire del tempo?”

Sì, ci sono. Il più comune è fare uno stacco di una o due righe. Lo spazio bianco, come un sipario, indica il cambiamento di scena.

Un altro modo consiste nell’iniziare un nuovo capitolo con dettagli che sottolineino il cambiamento avvenuto rispetto al precedente momento. Ad esempio, passando dall’immagine di un cielo stellato in piena notte, posto a conclusione di un capitolo, a quella di inizio del successivo, rappresentata dai riflessi  che brillano in una pozzanghera, il mattino.

Un pulviscolo di attimi la nostra vita, solo allo scrittore è dato fissarli nel tempo.

 

 

Per saperne di più: Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore (in questi giorni in offerta speciale).

 

 

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Scrivere di sé: viaggi

Vi piace scrivere? Costruire un racconto attorno a un viaggio è un buon espediente narrativo. Per vari motivi:

1. Le case editrici sono in cerca di questo genere di narrazioni.

2. L’autore che diviene “personaggio” piace al pubblico.

2. Un testo corredato da foto di luoghi straordinari non viene rifiutato dalle librerie.

3. Non avrete difficoltà a fare presentazioni e ad attirare un folto pubblico.

4. Vari associazioni di trekking, viaggi organizzati, amanti della natura… vi accoglieranno a braccia aperte.

5. Avete individuato un target preciso, molto ampio.

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Tip, ovvero consigli magici

“Come fare per scrivere un buon resoconto di un viaggio?” vi chiederete.

Primo: scartate l’idea di scrivere  di avventure straordinarie, se siete dei pigroni come me. L’unico sport che pratico è il nuoto, perché mi consente poi di stare  ore sdraiata al sole. Ci metterei una vita a raccogliere informazioni su un trekking in cima al Vesuvio. Comunque, tutti capirebbero che le mie parole non sono sincere.

Secondo: non narrate mai di viaggi disastrosi. Una mia amica mi ha consegnato da editare un malloppo di duecento pagine che riferiva  come  avesse trascorso una settimana orrenda a Barcellona.

“Facciamone un romanzo umoristico” le ho consigliato. Già immaginavo scene fantozziane sul pullman, nell’albergo a  due stelle, per le strade con scarpe da alpino… Non ha accettato e non mi è più amica.

Qui il problema è che il lettore non deve essere annoiato con una serie di sciagure infinite. No, il lettore non è il vostro personale confidente. Siete voi al suo servizio e non il contrario. Perciò è meglio riferire cose piacevoli in modo entusiasmante.

Proprio così. Dovete dimenticare che non siete la guida del Touring. Il tono da professorino, un elenco sovrabbondante di dettagli stanca anche il lettore più gentile.

Una narrazione di questo tipo: mi sono svegliato presto perché la branda dell’Ostello della Gioventù era dura come un sasso e sono uscito. La Fermata per Cambridge distava solo un isolato, nel giro di cinque fermate sono arrivato al centro di questa caratteristica cittadina molto nota nel mondo per le sue rinomate università.  A Cambridge ci sono anche varie banche, ospedali, chiese…

Noia mortale!

Sapete cosa dovete dare al lettore: emozioni!

Vediamo come rendere più vivo lo spunto sopra riportato.

“Dopo aver trascorso una notte agitata, la branda era dura come un sasso, sono uscito dall’ostello per andare nel centro di Cambridge. Mattino glorioso: il sole illuminava la chioma dei faggi, i prati e il fiume. Nell’aria il profumo della primavera. Cinque fermate di autobus mi hanno portato davanti alla cattedrale, una meravigliosa costruzione gotica che mi ha lasciato senza fiato.  Le rondini garrivano attorno alle statue. Abbassando lo sguardo mi sono accorto che le ragazze tedesche incontrate a Londra entravano nel portale. Chissà se sarei riuscito a scambiare ancora qualche parola con loro…”

Cerchiamo di decifrare insieme il brano

Innanzitutto ho creato una voce narrante: un ragazzo in visita a Cambridge. Poi gli faccio raccontare  delle cose. Ad esempio, riferisce di non aver passato una buona nottata.

In seguito il giovane ci informa non solo di quello che fa, ma anche di ciò che prova. Capiamo che è felice per la giornata con un bel sole. Ci rende partecipi delle sue emozioni.

Chi non ha mai visto la luce del sole giocare con le foglie degli alberi? Ecco costruito un solido ponte tra autore e lettore: se il protagonista riporta ciò, io, lettore,  lo vedo, sento il calore dei raggi e so cosa vuol dire meravigliarsi per la bellezza di una chiesa gotica. Naturalmente è il mio livello culturale che mi permette di sapere cosa è una chiesa gotica.  Non smetterò mai di sottolineare che chi non legge, non continua a studiare tutta la vita, è un poveretto che non riesce a interpretare la realtà.

Poi, trascinata dall’immaginazione sento garrire le rondini…

Tecnica importantissima: inserisco un colpo di scena. Anche in una storia di viaggi deve succedere qualcosa. Compaiono sulla scena due ragazze. Ho inventato una domanda. Ora il lettore si chiede come proseguirà la storia. Il ragazzo le incontrerà, cosa ne  nascerà? Forse una storia d’amore.

In sintesi, scrivere di viaggi è fare autobiografia in un modo romanzato. In fin dei conti raccontate di voi. Riesce, comunque, meglio se riuscite a raggiungere il distacco necessario trasformandovi in un personaggio.

Quanto alle tecniche narrative sono le stesse  dei romanzi. Le trovate nei libri consigliati (richiesta ad Amazon, alla voce Daniela Folco).

 

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere di viaggi, Louisa Peat O’Neil, Dino Audino Editore.

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Scrivere di sé

C’è un modo per vincere la paura del foglio bianco? Sì, c’è.  La paura di scrivere male passa in fretta, se si decide di scrivere di sé e per sé.

Non esiste dono più grande del dedicare un po’ di tempo a sé stessi.

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Basta, correre per gli altri, per i figli, per il marito, o per la moglie, per i genitori anziani… Basta, dimenticarsi dei propri bisogni, inaridire giorno dopo giorno. Ci sono persone che si annullano a favore degli altri e alla fine si dimenticano persino di chi realmente sono. Annientate dalla routine.

Quando si è dei burnt out, degli scoppiati, si va dallo psicologo, almeno per cercare di stare in piedi. Però esiste anche un altro modo per aiutarsi.

Scrivere potenzia la nostra capacità di ricostruirci. Sì, ho proprio detto “ricostruirsi”.

Sapete cosa succede quando la vita diventa difficile? Provate a ripensare ai tanti colpi subiti e a come avete reagito. Ve lo suggerisco io: vi siete scavati una tana dentro, un rifugio circondato da alte mura. E lì restate imprigionati. Sparisce l’energia vitale, non provate più gioia, né piacere per la vita. Rimanete come un pollo dentro un pesce.

Certo,  è un’immagine impossibile. Ma non per me che scrivo per bambini. Scrivere mi  ha donato la capacità di  immaginare l’assurdo, cosa che i bimbi fanno benissimo.

L’esempio mi serve per mostrarvi quanto la scrittura, mattone dopo mattone, riesca a mettervi in contatto con il vostro Io profondo. Ripensate a un episodio della vostra esistenza e rievocatelo in qualche pagina.

Ricordando che scrivete solo per voi, non dovete temere errori di grammatica, ripetizioni, frasi contorte… Scrivete tutto quello che ricordate, attingete fresche secchiate d’acqua  dal pozzo interiore. Un secchio, un angolo ripulito.

Ecco si tratta di una vera e propria operazione di pulizia. Vi riappare un familiare che avete detestato, descrivetelo come un bislacco personaggio pieno di sé. Vendicatevi, rendetelo ridicolo e poi separatevi definitivamente. Chiudete il passato con la vittoria: mettere in ridicolo chi vi ha fatto soffrire è una vendetta che offre grandi soddisfazioni.

Tip, ovvero consigli magici

La scrittura ha bisogno di ampio spazio. Si tratta di una cura giornaliera, che guarisce con i propri tempi. Di una cosa sono sicura: dopo un’oretta o due di esercizio noterete dei miglioramenti. Liberarsi dei pensieri tristi è un dovere come vuotare la pattumiera.

Mi piace camminare lungo la riva del mare. Dopo aver finito una storia per bambini con un personaggio che adombrava un mio odiato parente, ho raccolto dei sassi e li ho gettati in mare.

“Questo, perché eri un uomo con una mentalità medioevale, questo perché sei stato uno squallido arrivista, questo perché ti sei rivelato un intrigante e un bugiardo…” dicevo a ogni pietra lanciata e intanto abbandonavo quella figura. La relegavo negli abissi. Da quel momento non mi ha più tormentata.

Ci si può far aiutare dalla scrittura anche in altri modi. Siete particolarmente annoiati, stanchi, sfiduciati?

Iniziate allora un file dal titolo: Gioia indescrivibile, Cose belle, ricordi memorabili… insomma quello che più vi piace. Riandate con la mente a esperienze positive. Narratele con tanti dettagli e puntate soprattutto sulle emozioni.

Sapete cosa state facendo? State ingannando la vostra mente. Chi è depresso tende a  vegetare in un limbo oscuro: non uno sprazzo di luce.  Riuscire a fare affiorare anche un solo infinitesimale momento di gioia è riuscire ad afferrare un’ancora di salvezza.

Mi posso basare solo sulla mia esperienza, quindi continuo a parlare di me. Dunque, quando avevo venticinque anni mi sono iscritta a un corso di vela a Caprera. Ancora oggi, ogni volta che ricordo quest’episodio, acquisto una grande forza.

Eravamo in una piccola barca a vela, non più di tre cuccette a bordo. Ormai il sole era calato, non ci siamo accorti della tempesta in arrivo. Fatto sta che nel giro di una mezz’ora eravamo in pericolo. Ci ha salvati un ragazzo che, uno alla volta, ci ha riportati a riva su una imbarcazione minuscola lottando contro  i frangenti. Impartiva ordini precisi, sembrava tenere la situazione sotto controllo facendo il suo lavoro, serio e deciso. Da lui ho imparato ad affrontare ogni evenienza, trasformando la disperazione in forza.

 

 

Per saperne di più: Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Duccio Demetrio, Raffaello Cortina Editore. (vivamente consigliato).

Memorie di Adriano, Margherita Yourcenar, Einaudi.

 

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Editing, che tormento!

Ci sono vari miti circa scrivere un libro da evidenziare. Ne elenco un paio.

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Primo: creare un romanzo non è una cosa straordinaria. Più o meno tutti sono in grado di scriverne uno. Non  si spiegherebbe, altrimenti, il fiorire di milioni di ebook di autori indipendenti pubblicati su Amazon. Quindi, sfatiamo il mito dell’autore geniale fuori dal gregge. Ok, spesso capita che chi si è pagato una pubblicazione, è riuscito a fare un paio di presentazioni e ha venduto più o meno trecento copie agli amici compiacenti, si atteggi a tale. Ma è una pura finzione: non sei diverso, sprovveduto autore, da chi si crede il nuovo Bob Marley. Come canta Morandi: “Solo uno ce la fa”.

Secondo: basta un bel calcio e sei arrivato. Anche questo è falso. Se sei un cretino, e in giro ce ne sono molti, scriverai da stupido. Solo un ghost writer, uno che scrive al posto tuo,  può salvarti.  E non ne vale la pena, visto i soldi che ti toccherà sborsare per un successo effimero.

Terzo: scritto e riletto dall’autore, il  romanzo non necessita di ulteriori interventi. Eh, no cari. Spesso un testo è addirittura il risultato di un lavoro di gruppo. La prossima volta che aprite un libro andate alla pagina ringraziamenti. Troverete una lunga lista. Ringrazio la tale per la critica puntuale. Traduzione: ha letto il testo e da brava redattrice ha consigliato le parti da aggiungere, tagliare, le scene da modificare, i personaggi da curare, le svolte narrative da includere…

Ringrazio  per la comprensione e l’incoraggiamento. Traduzione: il caporedattore ha acconsentito alla pubblicazione e ne ha organizzato le fasi: valutazione testo, prime bozze, seconde bozze, apparati iconografici…

Ringrazio per la cura e professionalità. Traduzione: è stata fatta una meravigliosa correzione di bozze e nel libro non c’è neppure un refuso.

Ringrazio, seguito da vari nomi. Traduzione: il libro è stato progettato a tavolino, a livello di trama, sono state eliminate eventuali incongruenze e tutto fila liscio. Stile impeccabile. Il prodotto può diventare un best seller. In definitiva più ringraziamenti ci sono, più persone sono intervenute nella creazione del libro.

Quarto: se ne deduce che l’idea che uno si metta a scrivere e crei un capolavoro è errata. Senza solide basi culturali, lo stile risulterà inadatto. Vi faccio un esempio pratico.

“Correvo sul binario e presto lei sarebbe arrivata. Il treno si fermò e il ferroviere aprì le porte delle carrozze. Il cuore mi batteva all’impazzata e quasi inciampai quando la vidi. Era veramente bella e mi sorrise e io la strinsi al petto.”

Cosa non va? Non va lo stile da bambino di quinta elementare. Ma possibile che questo autore non sappia unire le frasi, se non con la congiunzione e? Risulta noioso e, poverino, neanche se ne accorge perché non sa nulla di editing, cioè sul fatto che dopo averlo scritto bisogna anche rivederlo, un buon libro. Si muove tra le pagine come  un bisonte. In pratica rende ogni frase  una pozza melmosa.

Un libro è un prodotto di alta artigianalità. Bisogna possedere gli strumenti e le tecniche fondamentali. Non mi sognerei mai di riparare il rubinetto della vasca. Sono, forse, un idraulico?  Come minimo allagherei la casa.

Perciò, se volete scrivere, leggete il più possibile manuali che vi insegnino il mestiere. O frequentate corsi di scrittura creativa. Ne tengo uno on-line. In poche lezioni sono in grado di farvi scrivere con uno stile decente.

Ricordate: l’editing è tutto!

 

 

Consigli di lettura:

due manuali usciti per la casa editrice Bruno Editore, Scrivere un Giallo, Daniela Folco; Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco. (Li trovate su Amazon).

Tutti i testi della casa editrice Dino Audino, ben scritti, ben tradotti e molto utili (Sempre su Amazon).

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La ragazza con l’orecchino di perla

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Primo giorno di pioggia, primo post autunnale.

Le nuvole  e il mare grigio promettevano un pomeriggio pesante. Non è stato così: la lettura mi ha aiutato.

Non smetto, in ogni post, di sottintendere quanto leggere sia importante. Non si può rimanere legati a pensieri meschini, ad azioni meschine, a una vita superficiale. Sono pochi i modi per staccarsi dalla grezza materialità: la preghiera, la meditazione, la lettura.

Per me funziona la lettura.

In giro purtroppo ci sono anche libri stupidi, volgari, che invece che accrescere le potenzialità di una persona le indeboliscono.

Ho trovato un buon libro e ve lo consiglio.  Si tratta di La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier, Neri Pozza.

Non mi piacciono le recensioni che trovo spesso noiose, zeppe di paroloni, e che più che parlare dello scrittore parlano del recensore, il cui unico obiettivo è quello di mostrare quanto è intelligente.

Fuggo come la peste le recensioni di Amazon da quando ho tentato di scriverne una negativa su una serie di libri per ragazzi con protagonisti dei vampiri. Bene, non è stata pubblicata… eh, la casa editrice era troppo importante per permettere che si stampasse un giudizio aspro per chi aveva deciso di comprare delle americanate di infimo livello.

Nonostante ciò, mi fa piacere parlare del libro della Chevalier. Per più motivi.

Dato che questo blog è indirizzato a scrittori e amanti dei libri, sottolineo che c’è tanto da imparare scorrendo le pagine del romanzo.

Ad esempio, la voce narrante costituisce un   problema per molti romanzieri. Scegliere la terza o la prima persona è un vero dilemma.

Tracy Chevalier ha fatto una mossa geniale: ha scelto che le vicende fossero narrate dalla protagonista, la servetta Griet. E, badate bene, non è una tecnica letteraria che riscontriamo  di frequenza in un romanzo storico.  Abbiamo così una Delft del XVII secolo resa attraverso la sensibilità di una ragazzetta. Questa voce speciale conferisce al romanzo una leggerezza incantevole.

Inoltre, vi faccio notare un altro elemento importante. Non sono gli eventi a costruire una trama interessante. Anzi, tutto sommato, sono poche le cose che succedono. Griet viene mandata a lavorare come sguattera dal pittore Veermer, si scontra in particolare con una bambina pestifera e con la padrona di casa, rosa dalla gelosia.

Piuttosto è il non detto a tessere una trama impalpabile che dà consistenza alla storia. Perché il nucleo fondamentale è rappresentato dall’amore inespresso tra la ragazza e il pittore.

Di cosa parla, dunque, La ragazza con l’orecchino di perla? Racconta la storia di un amore che i protagonisti provano, ma non dichiarano. Sono gli sguardi,  i gesti a suggerire al lettore il nascere, l’intensificarsi e l’evolvere di una passione amorosa.

Di solo questo si fa portavoce la storia? No, certo che no. Descrive la povertà vista da chi è davvero povero. Proietta una luce particolare sul mestiere del pittore. Essere un artista ed essere povero, in perenne affanno per trovare un acquirente… anche questo è un filone narrativo che ritorna spesso.

In definitiva, il romanzo della Chevalier  guadagna profondità grazie a una serie di echi. Al tema dell’amore si uniscono le trame riguardanti le vicende dei personaggi:  la storia di Griet, quella di Vermeer, ciò che accade alla moglie del pittore, ai bambini, alla suocera, al ricco cliente, all’altra domestica.

In proposito vi svelo un trucco efficace. Quando organizzate la struttura del vostro romanzo, non basta che abbiate  presente il susseguirsi delle vicende. Dovete partire con una serie di sottotemi da sviluppare. Qui abbiamo:

Griet e Vermeer

Griet e i bambini

Griet e la moglie del pittore

Griet e la suocera del pittore

Griet e l’altra domestica

Griet e la propria famiglia

Griet e Peter, l’uomo che la sposerà

Griet e il ricco cliente

Griet e il quadro

 

Il quadro, il quadro…

Questo è il primo romanzo  che ho letto in cui un dipinto assurge al ruolo di protagonista. A ragione.

Vi confesso che l’ho visto a Bologna. Ne sono rimasta incantata. Ho avuto la fortuna di arrivare presto, così non c’era nessuno nella piccola sala, dedicata solo a lui.

Il fatto straordinario è stata l’impressione di movimento. La ragazza  sulla tela si voltava verso destra, con un sorriso appena accennato. La luce riverberava nell’orecchino di perla.

Meraviglia: Veermer era riuscito a immobilizzare il movimento.

Tracy Chevalier è riuscita a creare una storia da un quadro.  Ed è una storia inventata di sana pianta perché le note critiche che ho letto  a Bologna  mi hanno informato che era molto probabile che la modella non fosse una persona reale. Infatti, molti pittori del XVII secolo usavano creare dei personaggi di pura fantasia: non c’erano dati che potessero  far identificare la ragazza.

Dunque, un soggetto inventato. Un dipinto straordinario e un romanzo indimenticabile.

 

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Successo assicurato con i romanzi autopubblicati

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Il titolo del post è promettente. Non, non c’è nessun inganno. Ne sono proprio sicura. Alle scrittrici e scrittori che decidono di scrivere romanzi la strada verso il successo è in discesa. A un paio di condizioni, però.

Tip, ovvero consigli magici

1. Bisogna conoscere a fondo il genere a cui appartiene la storia che si scrive. Quindi occorre aver letto tanti libri.
Vi spiego. In questi giorni sto lavorando su un testo di miti, da consegnare entro la fine dell’anno.

‘Normale routine’ penserete ‘dal momento che sono molti anni che fai questo mestiere e hai tante pubblicazioni alle spalle.’

Sfato un mito: ogni libro è difficile, né più né meno come il primo. Certo, con il tempo si diviene più scaltri, però basta cambiare tipo di storia e si ricomincia da capo.

2. Cosa sto facendo per impossessarmi dei trucchi necessari a portare avanti il lavoro? Leggo, leggo e ancora leggo. Ma non solo leggo entusiasmandomi per la grandiosità delle scene o la potenza delle immagini evocate. Faccio un elenco delle strategie usate.
a. Tengo a mente il rapporto dialogo/esposizione.
b. Analizzo le scene d’azione.
c. Controllo come iniziano e come terminano i capitoli.
d. Cerco di impadronirmi dei temi ricorrenti e, soprattutto, dello stile usato.

Nel genere “racconti mitologici” l’esposizione, cioè la narrazione dei fatti, ha una parte preponderante. I dialoghi affiorano solo per accentuare le vicende. Sono brevi, con battute precise, volte ad aumentare la tensione narrativa. Però esistono, eccome. Sarebbe un grave errore non introdurli.

Le scene d’azione sono cariche di pathos e puntano allo straordinario: combattimenti fra eroi e creature mostruose; lotte impari fra personaggi della stessa razza o di razze diverse; azioni da parte di dei, maghi, figure ultraterrene di ogni genere.

L’andamento dell’inizio e della fine dei capitoli è simile ad altri generi letterari. Di solito, a un inizio lento segue un aumento di tensione che culmina in qualcosa di straordinario. Segue lo sviluppo della situazione e il finale a sorpresa. Il lettore, cioè, è posto di fronte a una serie di domande: si salverà il protagonista?; cosa succederà ora?; supererà l’eroina la dura prova?…

La parte più ardua nella preparazione alla scrittura consiste nell’impossessarsi dello stile particolare che caratterizza ogni genere letterario.

Mi ricordo, in proposito, un terribile fiasco. Ho iniziato la mia carriera come traduttrice. Una importante casa editrice mi affidò molti anni fa la traduzione di un romanzo. Mi ero appena laureata in Lingue e Letterature straniere moderne. Avevo letto centinaia di saggi e per almeno cinque anni pochi romanzi. Conoscevo bene l’inglese, lingua che avrei dovuto tradurre in italiano… ma il risultato della mia fatica fu deludente. Il libro venne ugualmente pubblicato. Il redattore dopo avermi convocato mi restituì un originale pieno di correzioni. La mia traduzione era così scadente che avevano dovuto farla rivedere.

Cosa era successo? Una cosa semplice, semplice: non avevo alle spalle il bagaglio culturale necessario a rendere in un buon italiano le frasi dell’autore americano. Tragitto invece che viaggio, confabulare al posto di chiacchierare… cose così, che sommate, rovinavano la storia.

Sapevo bene perché mi era successo. In testa mi erano rimaste le espressioni ottocentesche dei romanzi della mia giovinezza, non conoscevo termini moderni. Anzi, pensavo che un linguaggio “forbito” mi avrebbe fatto fare una bella figura.

In definitiva è importante avere qualcosa da dire, come ha sottolineato Jack London, ma soprattutto è indispensabile esprimerlo con le giuste parole.

Con questo consiglio vi lascio fino a settembre. Ho bisogno di una pausa, di silenzio e momenti di riflessione. Internet introduce nella mia giornata troppa superficialità, mi toglie la concentrazione necessaria.

Buona estate a tutti. Un abbraccio e una raccomandazione: leggete, leggete e ancora leggete prima di mettervi a scrivere.

Per iniziare a scrivere, testi consigliati: Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore e i tanti testi di scrittura creativa che trovate in rete.

Per meditare e acquisire consapevolezza: Popol Vuh, il Libro Sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.

Per leggere con i bambini: Mille grazie, Babbo Natale!, Daniela Folco, La Medusa Editrice; Vladimiro… un vampiro in cerca d’amore, Daniela Folco, casa editrice Ardea; A spasso tra i miti, Daniela Folco, casa editrice Ardea; L’albergo dei Mostri, Daniela Folco, casa editrice Ardea; Le mille avventure di Ulisse, raccontate da Daniela Folco, casa editrice Ardea; Le mille avventure di Enea, raccontate da Daniela Folco, casa editrice Ardea.

 

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Imparare a parlare ai bambini

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In questi giorni affronto l’esperienza di condividere con altri un pezzetto di spiaggia.

Non è un’impresa facile, no certo. Anche se mi stendo sui ciottoli non prima delle sei del pomeriggio, momento in cui la gente inizia ad andarsene, provo una vaga angoscia di fronte al formicaio umano. Quello che più mi infastidisce sono le urla dei bambini.

Per scudo ho un libro a portata di mano, occhiali scuri e il cielo come confine. Non sempre riesco a trovare forza e pace nella lettura. Molti ragazzini invocano la mamma, altri si azzuffano con fratelli o cuginetti, diversi strillano afflitti da improvvise sciagure.

Mi viene spontaneo chiedermi: “Perché i genitori non dedicano un po’ di amore alle creature disperate?”

Tip, ovvero consiglio magico

Alle mamme che gridano minacce ai figli vorrei consigliare di parlare con i bambini. Sì, avete capito bene, semplicemente parlare. Non serve, infatti, promettere castighi, perdere la pazienza e urlare a più non posso. Ci vuole comprensione, molta comprensione e dolcezza. Contattare il mondo dell’infanzia non è facile. Voi, donne adulte, avete ormai perso il sentiero per questo regno favoloso. Non potete capire che dolore immenso possa rappresentare la perdita di una biglia o lo spintone di un ex-amico. Avete bisogno di strumenti per trasformare un viso bagnato dalle lacrime in un uno imbronciato, pronto ad aprirsi a un sorriso.

Quali strumenti, quali strategie, quali aiuti? I libri, care. Meglio ancora: gli ebook. Ormai un tablet costa poco e ci potete caricare un’intera biblioteca. Ritagliatevi un’oretta di lettura in riva al mare con vostro figlio. Calme, sorriso a fior di labbra, vi scambierete emozioni che scaturiscono da un contatto profondo. Potete essere voi a leggere il testo ad alta voce, oppure potete scambiarvi il ruolo di lettore. Un bambino non solo ha bisogno di carne, verdura, frutta, ma ha soprattutto necessità di sviluppare i propri talenti creativi. Le storie sono una linfa vitale. Molti pediatri consigliano di leggere e mostrare libri ai piccini fin dal primo anno di vita.

Tramite le storie forse riuscirete a far capire a due fratelli litigiosi l’importanza del volersi bene. A un piccolo capriccioso potete insegnare la magia dell’accontentarsi di quello che si ha.

Dare amore ai figli ha mille sfaccettature. Quella del donare il proprio tempo, l’attenzione amorevole, la serenità… è importante per voi e per loro. Non permettete che le giornate si trascinino in un vuoto pieno di frastuono. I rituali sono sempre gli stessi: grida al mattino per prepararsi per la spiaggia, urla in acqua e sulla battigia, richiami per tornare a casa per pranzo. Seguono breve sosta e di nuovo la corsa affannosa per il mare. Mai pace, mai un attimo di silenzio e riflessione.

E intanto si impara a non comunicare, a diventare estranei gli uni agli altri. Può succedere di vedere il proprio figlio con un’espressione triste in volto e non si ha il coraggio di fare domande.

Ci sono dei libri che aiutano a capire quello che avviene. Aiutano, soprattutto, a intavolare un discorso.

Certo, nella vita, non si smette mai di imparare. Sapere comunicare con gli altri è un dono straordinario, proprio come quello di riuscire a scrivere. Parlare ai bambini è un compito delicato, ma se ci riuscite avrete salvato voi stessi dall’abisso rappresentato dall’incomprensione. E’ vero, i figli bisogna lasciarli volare con le loro ali, che devono però essere forti. Quando ci si ascolta a vicenda, si entra in un cerchio magico.

Ascoltare la vita è il primo compito di un buon scrittore, ma anche quello di un genitore sensibile. Ascoltate i bambini, sentite con il cuore quello che non osano dirvi. Ci sono infanzie felici, turbate da eventi drammatici. Sta a voi capire cosa sta succedendo.

Di una cosa sono certa: non serve fare domande dirette: “Perché hai sempre il broncio? Perché non esci a giocare con gli amici?” Un bambino si chiuderebbe a riccio, affrontato in questo modo diretto. Invece, creare uno spazio di confronto come quello offerto dal leggere insieme, permette di fare affiorare tanti problemi.

Ad esempio, una storia che parla di bullismo consente al ragazzino di fare luce su un’esperienza dolorosa. Potrebbe avere la forza di dirvi che i compagni sono aggressivi, che il fratello lo odia, che qualcuno lo prende di mira, che soffre molto.

Quelle che per un bambino sono difficoltà insormontabili possono essere superate con l’aiuto di un adulto. Ecco perché è importante parlarsi. Non ci si stringe solo con le braccia, ma anche con le parole e il sorriso.

Ebook consigliato: Mille grazie, Babbo Natale!, Daniela Folco, La Medusa Editrice.
Reperibile su Amazon.

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Come finire un capitolo

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Il micio nero si nasconde nell’armadietto delle scarpe. Lo troverete o rimarrà chiuso un giorno intero nel buio ovattato?
Sono sicura che ora ho il massimo della vostra attenzione, perché ho posto una domanda precisa, ho un personaggio simpatico e un problema da affrontare.

Non c’è modo migliore per chiudere un capitolo: fare una domanda al lettore. Può essere implicita o esplicita. In un libro per bambini è meglio chiedere apertamente: “Riuscirà la gattina Pippa a uscire dall’armadio?”
Per gli adulti basta delineare una situazione critica, il quesito “cosa succederà?” rimane sottinteso.

Tip, ovvero consiglio magico
Gli americani chiamano questa tecnica cliffhanger, stare appesi a una roccia. Controllate i bestseller che leggete: noterete moltissimi esempi.

Anche i film della tv rispettano questa strategia. Un ceffo punta la pistola contro il protagonista, stacco, siparietto pubblicitario e ripresa con la stessa inquadratura. Nessuno si è alzato dalla poltrona perché l’azione ha raggiunto un punto culminante.

Se dovessi descrivere una storia, penserei al fluire di un fiume. Dalla sorgente fino al mare aperto e nel mezzo un continuo evolversi. Scena dopo scena, il quadro della situazione si fa più preciso. Ma ci sono i finali di capitolo, posti come pietre miliari lungo il percorso.

Quando organizzate la trama chiedetevi sempre: “Cosa raggiungo in questo capitolo?” Le risposte potrebbero essere varie. Ad esempio: “Inserisco il tema della gelosia, aggiungo un altro problema da affrontare, illumino la figura dell’antagonista, il nemico dell’eroina…” Insomma, non è bene scordare il quadro complessivo della storia; state costruendo un edificio e certo non vi piacerebbe avere un bagno di 50 metri quadri e una cucina di 15.

Secondo tip
La formula magica per raggiungere il successo come scrittore è racchiusa in questa parola: controllo. So che tanti scrivono di getto. Non è un buon metodo. Se questi testi riescono ad arrivare a una casa editrice, il lavoro del redattore è estenuante. In pratica, quasi riscrive l’intero testo. Perché? Perché libri di questo genere abbondano in ripetizioni; hanno uno stile non curato e mille altri difetti. Con gli anni e il mestiere, ho imparato a correggermi fin dal momento in cui formulo un pensiero da trascrivere sullo schermo del computer. Se il concetto non è chiaro, lo riformulo. Quando ho già usato lo stesso vocabolo, cerco un sinonimo. La mia mente funziona come un dizionario, grazie ai tanti anni passati a leggere. Ho scritto un pezzo zeppo di e, tanto che sembra non conosca altro modo per legare le frasi, rimedio con un po’ di buona volontà. Le frasi iniziano tutte allo stesso modo: apro un libro di Cesare Pavese e imparo da lui come inventare gli inizi.

Si scrivono ottimi finali di capitolo quando il testo offre una sua musica arcana. Costruito con precisione, come una sinfonia, raggiunge con linearità la battuta d’arresto: sospensione prima di altre note incantatrici.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Popol Vuh, il libro sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, Edizioni Simone.



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Scrivere come Fabio Volo

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Le recensioni dei libri di Fabio Volo non sono sempre positive sui blog. A me, invece, non spiace. Apprezzo lo stile chiaro e fresco, le trame sono avvincenti.

Se un allievo mi chiedesse: “A chi devo ispirarmi per il mio romanzo?”, risponderei: “A Fabio Volo”. Per il semplice motivo che non saper padroneggiare lo stile condanna all’insuccesso. Scrivere come Fabio Volo è già un traguardo.

Tip, ovvero consiglio magico

I manuali di scrittura creativa proliferano come il muschio attorno ai tronchi d’albero. In genere, sono noiosetti. Sembrano scritti da cloni. Di tutti scarico l’estratto e mi confronto con frasi magniloquenti, temi ripetitivi tratti dai testi di scrittura americani, e mi stupisco quando già nella prima pagina trovo refusi. Ma come, tu che fai parte di una famosa scuola e vieni sponsorizzato da una casa editrice di prim’ordine, non sei riuscito a correggere il tuo testo?

Non penso che discorsi su Platone e sparate che mirano a strappare un applauso aiutino le persone a imparare a scrivere. Tu, autore del manuale, non devi dimostrare che hai una cultura immensa. Devi solo aiutare a capire il mistero che è la scrittura. E se lo fai con esempi pratici, sei una persona gentile, con un cuore grande.

Allora, ci tento, fratelli. Prendo una pagina di Fabio Volo e provo a indicarvi i trucchi per non sbagliare.

“Quanto possono mentire le fotografie? Me lo chiedo guardando la foto che ho tra le mani – qui, in questa casa al mare, in Liguria, dove ho trascorso con mio marito e la sua famiglia molte estati.
Mi fa uno strano effetto essere qui da sola. In questo silenzio. La portafinestra che dà sul giardino è aperta e, anche se siamo a fine ottobre, l’aria che entra è calda e porta con sé il profumo del mare. Ricordo questa casa sempre piena di gente, di parole, risate, nomi chiamati ad alta voce da altre stanze; una casa piena di cose da fare, da organizzare: cene, pranzi, borse da riempire per giornate da passare in barca, arrivi e partenze di amici.
Oggi, invece, è tutto calmo. Immobile, delicato. Vivo la sensazione della quiete dopo la tempesta, come se tutti i giorni e i ricordi rumorosi e affollati fossero finiti solamente da poche ore. Come se tutti avessero lasciato la casa da poco. Forse questa sensazione è dovuta al fatto che tutte quelle persone sono uscite realmente. Non da questa casa, ma dalla mia vita. O meglio, sono io a essere uscita dalla loro.”
(La mia vita, Fabio Volo, Corriere della Sera, Milano)

1. Incipit
Iniziare una storia con una domanda è una strategia efficace. Crea un contatto diretto con il lettore.

2. Voce narrante
Se si sceglie una narrazione in prima persona, cioè se è il personaggio che racconta le vicende, il rapporto scrittore/lettore è più coinvolgente. Sembra che sia un amico a riferirci quanto è avvenuto.

3. “Qui in questa casa al mare”, ambientazione
Una domanda, un personaggio e subito un ambiente: trucchi facili da applicare. In termini giornalistici si risponde così ai quesiti fondamentali per un efficace articolo. Chi?, Quando?, Dove?, Perché? sono i capisaldi della narrazione.

4. “Mi fa uno strano effetto essere qui da sola”, presentazione del personaggio.
Quando delineate un personaggio, non limitatevi alla descrizione fisica: un viso spigoloso, muscoli d’acciaio, un’espressione grave in viso, un completo rosa…
Potreste usare mezzi un po’ più sofisticati. Un gesto, ad esempio, chiarisce una situazione, indica lo stato d’animo del personaggio.

Oppure, come fa Volo, date risalto ai sentimenti. Lui non ci offre una misera esposizione del tipo: “Si sentiva sola in quella casa”. C’è un abisso tra la frase che ho scritto io, insignificante, e il resoconto usato dallo scrittore. Nel suo caso si tratta di una confessione intima che ci tocca nel profondo.

5. “Ricordo questa casa…”, tecniche narrative
Non è difficile imparare a scrivere. Basta sapere le cose fondamentali e allenarsi, allenarsi e ancora allenarsi. Non dimenticate ciò che vi dico. Con “Ricordo questa casa…” inizia un flashback, tecnica narrativa fondamentale. Flashback significa in inglese lampo all’indietro. Infatti, all’improvviso il personaggio lascia il presente per tornare al passato.

Riandando al racconto di Volo e lavorando come di solito fa un principiante, avrei letto nel brano dell’esordiente scrittore una lunga esposizione del tipo: “Elena (nome inventato del personaggio) si stava separando dal marito, era tornata nella casa del mare per raccogliere le sue cose, la tristezza l’assalì vedendo le cose abbandonate, coperte dalla polvere, cose inutilizzate e sporche, le parve di udire le voci degli amici, dei figli, dei parenti echeggiare di stanza in stanza…”

Ho voluto scrivere un brutto passaggio. Ne evidenzio gli errori:
a. L’uso del sostantivo cose è improprio. Bisogna trovare termini concreti, dare il giusto nome, altrimenti ci si rivela pigri.
b. Rispetta il tuo lettore! Non stai scrivendo la lista della spesa. Quindi, niente ripetizioni. Ho ripetuto il termine “cose” per farvi cogliere il concetto meglio.
c. Una mente sciatta abbonda con gli aggettivi. Uso le parole di Cechov per farvelo capire.

“La brevità è sorella del talento, tagliare il superfluo per arrivare all’essenziale è doveroso. Il che vuol dire, per esempio, che le descrizioni della natura debbono essere brevi e “a propos”, evitando i luoghi comuni, perché il lettore chiudendo gli occhi possa di colpo rappresentarsi il paesaggio descritto. Leggendo le bozze, cancellate, dov’è possibile, gli aggettivi e gli avverbi. Togliete tutto ciò che ingombra e impaccia il lettore.”

d. Occhio allo stile. Non è certo il massimo inanellare una frase dietro l’altra con un quantità spropositata di virgole.

6. “Oggi, invece, è tutto calmo.” tecnica, il contrasto
Bravo. Volo è riuscito a creare una situazione con brevi cenni. Il contrasto passato/presente serve a mettere in luce il tema del racconto. Ancora più bravo perché nelle prime due pagine c’è già il nucleo della storia.
Ricordate: in un incipit dovete presentare il personaggio principale, l’ambientazione, il problema che muove la storia, le emozioni in gioco.

7. “O meglio, sono io a essere uscita dalla loro.” strategia narrativa, climax
In un grafico l’andamento della narrazione ha un ritmo sussultorio: picchi e avvallamenti. Quando si è in cima, si ottiene il climax, cioè un punto culminante. Si tratta di una specie di illuminazione. La realtà viene messa a nudo e il personaggio scopre qualcosa davvero importante. La donna che parla nel racconto di Volo si rende conto della nuova dimensione in cui vive: la solitudine.

La funzione del climax è quella di avvincere il lettore. Le emozioni sono un mezzo potente per stabilire uno stretto legame tra autore e lettore.

Ebbene, sì, imparare ad andare oltre la superficie, imparare a vedere, sentire sono doni che la scrittura regala. Rileggendo il vostro testo dovreste chiedervi: “Sto semplicemente esponendo i fatti, o ricreo le situazioni?, fluiscono le emozioni?”
Se rispondete in modo affermativo siete a un buon livello, avete una chance di successo, credetemi.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Popol Vuh, il libro sacro dei Maya Quiché, Daniela Folco, edizioni Simone.



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La cameriera allibita

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