Scrivere dialoghi: la sticomitia

gatto

Leggo in internet molti racconti. Lo scopo è quello di coglierne i difetti per aiutare i narratori esordienti a migliorare. Se c’è un punto che risulta difficile agli scrittori alle prima armi, questo è rappresentato proprio dai dialoghi.

In sintesi, la situazione è:

- uso scarsissimo o inesistente del dialogo
- dialoghi che suonano falsi
- pochissimi autori usano la sticomitia

Andiamo per ordine. A quelli che non si rendono conto che un racconto si costruisce con la descrizione, l’azione e il dialogo, suggerisco di non dimenticare l’ultimo elemento. Una fiaba, una storia breve non possono reggersi in piedi senza battute di dialogo.

Quando un dialogo suona falso? Quando le parole messe in bocca al personaggio non sono coerenti con quello che è.
Cosa direste, se facessi dire a una docente universitaria: “Ehmbé vado dal rettore e gli spiattello la rava e la fava, ché come me non c’è sta nessuno capace de intortarlo per benino…”?

Un altro modo per costruire dialoghi mal scritti è quello di proporre al lettore frasi in contrasto con i personaggi.

Esempio di un dialogo tra due studenti.

“Ma, no! Anche domani la scuola rimarrà chiusa!?”
“Sì, forse almeno per una settimana.”
“Oh Dio! Quanto mi spiace! Perderò le lezioni di matematica e il compito in classe di Greco… mi viene da piangere.”

Tip, ovvero consiglio magico

Un dialogo efficace ha queste caratteristiche:

- serve a presentare la personalità del personaggio. Il lettore conosce il personaggio tramite le frasi che questi pronuncia;
- è utile per dare al lettore una sintesi di vari avvenimenti. Supponiamo che lo scrittore voglia far sapere al lettore notizie rilevanti. Ecco, la migliore strategia narrativa è farle raccontare dal personaggio;
- risulta efficace quando manda avanti l’azione. Cioè i personaggi reagiscono alle parole dette, soprattutto al tono con cui vengono pronunciate.

Volete creare una lite tra protagonista e antagonista, il personaggio ostile all’eroe della storia? Se scegliete il dialogo, non sbaglierete strategia. E se usate la sticomitia, otterrete il massimo dalla vostra creatività.

Cos’è la sticomitia? Si tratta di un dialogo a botta e risposta. Shakespeare, Goldoni e i più celebri drammaturghi l’hanno impiegata spesso nelle loro opere.

Bisogna puntare soprattutto sul ritmo. Frasi corte e ripetizioni di vocaboli, un crescendo di esasperazione fino a un punto culminante, sono gli ingredienti principali.

Esempio. Situazione: due ragazzine sono innamorate dello stesso ragazzo.

“Hai visto Walter?”
“Sì, l’ho visto, perché?”
“Perché non vorrei ti facessi troppe illusioni….”
“Ah, sì!?”
“Siii!”
“Come, sì? Cosa c’entrano le illusioni?”
“Le illusioni se le fanno quelli che hanno poco cervello, hai la testa così vuota, tu.”
“Mai quanto la tua! Hai bisogno di fosforo!”
“No, sei tu che ne hai bisogno. Walter è innamorato di me, non l’hai ancora capito?”
“Ma quando mai? Non vedi che come lo incontri si volta dall’altra parte per non vomitare!”
Le ragazze si tirano schiaffi e calci. I compagni accorrono per dividerle.

Non dimenticate che nelle storie ogni azione dei personaggi crea una reazione.
“Le parole sono pietre” è il titolo di un famoso romanzo di Carlo Levi. Proprio vero. Non è necessario che lo scrittore spinga i personaggi all’azione fisica, basta che li faccia parlare. E anche nel mondo reale succede la stessa cosa. Chi non inserisce dialoghi nelle storie, le rende monche.

Per saperne di più: Scrivere Storie Brevi, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrivere un Giallo, Daniela Folco, Bruno Editore; Scrittore anch’io!, Daniela Folco, Edizioni Simone.

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