La ragazza con l’orecchino di perla

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Primo giorno di pioggia, primo post autunnale.

Le nuvole  e il mare grigio promettevano un pomeriggio pesante. Non è stato così: la lettura mi ha aiutato.

Non smetto, in ogni post, di sottintendere quanto leggere sia importante. Non si può rimanere legati a pensieri meschini, ad azioni meschine, a una vita superficiale. Sono pochi i modi per staccarsi dalla grezza materialità: la preghiera, la meditazione, la lettura.

Per me funziona la lettura.

In giro purtroppo ci sono anche libri stupidi, volgari, che invece che accrescere le potenzialità di una persona le indeboliscono.

Ho trovato un buon libro e ve lo consiglio.  Si tratta di La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier, Neri Pozza.

Non mi piacciono le recensioni che trovo spesso noiose, zeppe di paroloni, e che più che parlare dello scrittore parlano del recensore, il cui unico obiettivo è quello di mostrare quanto è intelligente.

Fuggo come la peste le recensioni di Amazon da quando ho tentato di scriverne una negativa su una serie di libri per ragazzi con protagonisti dei vampiri. Bene, non è stata pubblicata… eh, la casa editrice era troppo importante per permettere che si stampasse un giudizio aspro per chi aveva deciso di comprare delle americanate di infimo livello.

Nonostante ciò, mi fa piacere parlare del libro della Chevalier. Per più motivi.

Dato che questo blog è indirizzato a scrittori e amanti dei libri, sottolineo che c’è tanto da imparare scorrendo le pagine del romanzo.

Ad esempio, la voce narrante costituisce un   problema per molti romanzieri. Scegliere la terza o la prima persona è un vero dilemma.

Tracy Chevalier ha fatto una mossa geniale: ha scelto che le vicende fossero narrate dalla protagonista, la servetta Griet. E, badate bene, non è una tecnica letteraria che riscontriamo  di frequenza in un romanzo storico.  Abbiamo così una Delft del XVII secolo resa attraverso la sensibilità di una ragazzetta. Questa voce speciale conferisce al romanzo una leggerezza incantevole.

Inoltre, vi faccio notare un altro elemento importante. Non sono gli eventi a costruire una trama interessante. Anzi, tutto sommato, sono poche le cose che succedono. Griet viene mandata a lavorare come sguattera dal pittore Veermer, si scontra in particolare con una bambina pestifera e con la padrona di casa, rosa dalla gelosia.

Piuttosto è il non detto a tessere una trama impalpabile che dà consistenza alla storia. Perché il nucleo fondamentale è rappresentato dall’amore inespresso tra la ragazza e il pittore.

Di cosa parla, dunque, La ragazza con l’orecchino di perla? Racconta la storia di un amore che i protagonisti provano, ma non dichiarano. Sono gli sguardi,  i gesti a suggerire al lettore il nascere, l’intensificarsi e l’evolvere di una passione amorosa.

Di solo questo si fa portavoce la storia? No, certo che no. Descrive la povertà vista da chi è davvero povero. Proietta una luce particolare sul mestiere del pittore. Essere un artista ed essere povero, in perenne affanno per trovare un acquirente… anche questo è un filone narrativo che ritorna spesso.

In definitiva, il romanzo della Chevalier  guadagna profondità grazie a una serie di echi. Al tema dell’amore si uniscono le trame riguardanti le vicende dei personaggi:  la storia di Griet, quella di Vermeer, ciò che accade alla moglie del pittore, ai bambini, alla suocera, al ricco cliente, all’altra domestica.

In proposito vi svelo un trucco efficace. Quando organizzate la struttura del vostro romanzo, non basta che abbiate  presente il susseguirsi delle vicende. Dovete partire con una serie di sottotemi da sviluppare. Qui abbiamo:

Griet e Vermeer

Griet e i bambini

Griet e la moglie del pittore

Griet e la suocera del pittore

Griet e l’altra domestica

Griet e la propria famiglia

Griet e Peter, l’uomo che la sposerà

Griet e il ricco cliente

Griet e il quadro

 

Il quadro, il quadro…

Questo è il primo romanzo  che ho letto in cui un dipinto assurge al ruolo di protagonista. A ragione.

Vi confesso che l’ho visto a Bologna. Ne sono rimasta incantata. Ho avuto la fortuna di arrivare presto, così non c’era nessuno nella piccola sala, dedicata solo a lui.

Il fatto straordinario è stata l’impressione di movimento. La ragazza  sulla tela si voltava verso destra, con un sorriso appena accennato. La luce riverberava nell’orecchino di perla.

Meraviglia: Veermer era riuscito a immobilizzare il movimento.

Tracy Chevalier è riuscita a creare una storia da un quadro.  Ed è una storia inventata di sana pianta perché le note critiche che ho letto  a Bologna  mi hanno informato che era molto probabile che la modella non fosse una persona reale. Infatti, molti pittori del XVII secolo usavano creare dei personaggi di pura fantasia: non c’erano dati che potessero  far identificare la ragazza.

Dunque, un soggetto inventato. Un dipinto straordinario e un romanzo indimenticabile.

 

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