Punti, puntini, due punti, virgole

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Qualche tempo fa, vedo un post sulla mia bacheca fb. “Leggete il mio racconto” diceva e “datemi un giudizio”.

Dopo tre righe ho smesso di leggere. Perché? Perché semplicemente mi davano fastidio le virgole staccate dalle parole, gli accenti sbagliati, i punti lontani dai vocaboli, le virgole mancanti…

Mi permetto di darvi un consiglio, scrittori alle prime armi: il brano che sottoponete al pubblico deve essere perfetto dal punto di vista formale. Cioè ci devono essere le virgole al posto giusto, idem per i punti e i puntini di sospensione. Insomma è meglio offrire al lettore una pagina perfetta come quella di un libro stampato.

Riporto l’inizio di una fiaba siriana.

Molto tempo fa viveva nella steppa un grande capo tribu che aveva due mogli Baira e Ghalia .

Vediamo se indovinate gli errori commessi dallo scrittore pigro.

1. Per entrare nell’atmosfera della fiaba, ci vuole lentezza. Quindi occorre inserire una virgola dopo molto tempo fa. E’ bene immaginarselo il gentile narratore mentre, attorno a lui, il pubblico spalanca gli occhi in attesa della storia.

2. Errori come il non porre l’accento su tribù indicano sciatteria.

3. Dopo ‘due mogli’ si inseriscono i due punti perché si tratta di una spiegazione.

4. Come infastidisce il punto fermo staccato dalla parola! Lo stesso vale per la virgola.

 

Ecco la versione corretta.

Molto tempo fa, viveva nella steppa un grande capo tribù che aveva due mogli: Baira e Ghalia.

Un bravo scrittore cura la sua pagina come il contadino fa crescere i frutti del campo. Con amore. Le parole che nascono nel profondo escono a passettini danzando.  La punteggiatura regala la fragilità del movimento. Potenzia l’attenzione, la cura dei sottili raccordi fra le parole e le cose.

A cosa serve una virgola? Senz’altro è un segnale. Dice: “Sta’ attento lettore, non lasciarti sfuggire questo dettaglio”.

Volete che la storia prenda un ritmo accelerato? Eliminate le virgole e liberate l’energia delle frasi che si seguono impetuose: un mare in burrasca.

Se, invece, volete raccontare un episodio con la lentezza di chi sorseggia un bicchierino di porto, abbondate con le virgole. Fissate lo sguardo sui particolari: un sorriso, un gesto, uno sguardo.

Nella tecnica della elencazione, di cui avete un esempio sopra, l’uso delle virgole è indispensabile.

Quando è necessario usare il punto fermo?

Il punto fermo è come un sipario che cala sulla scena. Interrompe la frase e permette allo scrittore di passare ad altro.

Dall’ottocento a oggi è avvenuto  un gran cambiamento in letteratura. Si è passati da periodi piuttosto lunghi, ricchi di subordinate, a uno stile che esalta la rapidità: meglio frasi brevi.

Ogni scrittore sceglie il suo stile, quello che meglio può far affiorare la sua intima essenza. I miei sono semplici suggerimenti. Ma torniamo al tema del post.

I puntini di sospensione

Li si usa quando si vuole lasciare qualcosa in sospeso.

Per esempio, inserisco questa frase: Si scrive per la meraviglia di vivere…

Aggiungendo i puntini (mi raccomando, ricordate che sono solo tre), ho trovato un mezzo per troncare la frase in punta di piedi. Vero, mi allontano, ma lo faccio con leggerezza e lascio nell’aria il meraviglioso senso della gioia di vivere.

Gioia, che spero, vi accompagni per il 2015. Un abbraccio e tanti auguri a tutti!

 

 

 

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